Il concorsone scuola ora rischia di saltare per i ricorsi al Tar

Il concorsone scuola ora rischia di saltare per i ricorsi al Tar
di Barbara Ruggiero

È il concorsone delle polemiche. Torna dopo tredici anni il concorso per l’immissione in ruolo degli insegnanti ed è già pioggia di ricorsi, annunciati e presentati. E, complici i ricorsi al Tar e le polemiche, il concorso rischia di avere tempi molto lunghi o addirittura di saltare.
Al ricorso dell’Anief, che mira a far rientrare nel concorsone voluto dal ministro Profumo anche i laureati esclusi per data di conseguimento della laurea, arriva anche il ricorso promosso dal Codacons. E a questi ricorsi, si aggiungono anche tutti i ricorsi collettivi preparati da blasonati studi legali dislocati nei vari punti della Penisola.
Il Codacons, di concerto con l’Associazione sindacale diritti della scuola, ha già annunciato ricorso al Tar del Lazio da parte di 800 docenti non laureati e ingiustamente esclusi dalla prova. Iniziata la raccolta di adesioni al ricorso collettivo da parte degli insegnanti di tutta Italia.
“L’iniziativa legale – ha spiegato il Codacons – mira a far annullare i limiti previsti dal bando di concorso, evidentemente illegittimi e frutto di eccesso di potere. Il Ministero dell’Istruzione, infatti, ha elaborato un meccanismo ingiusto, fonte di disparità di trattamento e contraddittorio rispetto alla ratio che l’impianto normativo di accesso al pubblico impiego e all’insegnamento ha perseguito negli anni, che come noto presuppone il requisito generale del conseguimento della laurea in relazione alle diverse specificità delle diverse categorie di insegnamento”.
“Appare pertanto arbitraria e ingiusta – prosegue il Codacons – la scelta dei requisiti, nella parte in cui si pone come una barriera all’accesso ad una prova selettiva e rimane del tutto sganciata e non correlata ad un attento esame della situazione normativa italiana, che avrebbe facilmente dimostrato che l’esclusione avverrebbe con violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto si disattende il principio della imparzialità e non disparità di trattamento della Pubblica Amministrazione e quello di buona amministrazione e di uguaglianza, non essendo in alcun modo giustificabile la scelta operata dal legislatore nel senso di sistemare soltanto una categoria di laureati”.
Come se non bastasse il concorso, ad animare ancora di più il malcontento e la rabbia degli insegnanti precari, arriva anche il mondo dei media, con l’annuncio di un nuovo reality sulla scuola on line e in televisione: “La scimmia”. Il programma raccoglie un gruppo di giovani tra i 18 e i 22 anni che non si sono ancora diplomati. A loro viene chiesto di diplomarsi in diretta e il migliore, il più bravo, al termine dell’anno scolastico vincerà una borsa di studio di 25.000 euro. Che sia un modo per spettacolarizzare la scuola? Può darsi. Ma i docenti precari e gli aspiranti insegnanti alle prese con il concorso e con il ricorso proprio non ci stanno: per un reality sulla scuola non poteva esserci periodo peggiore!

Barruggi

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