Il consociativismo renziano? Un attacco alla democrazia

Il consociativismo renziano? Un attacco alla democrazia
di Pasquale De Cristofaro

Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Un partito trasversale, come ce l’ha in mente il premier Renzi, dovrebbe mettere in allarme tutti coloro che hanno a cuore la vera democrazia. Il consociativismo, in altre stagioni politiche, ha prodotto spesso guai grossi al nostro Paese. Ha funzionato solo quando, messi di fronte al rischio di una guerra civile scatenata dalle azioni terroristiche negli anni settanta, le forze politiche trovarono la forza di mettere da parte le loro differenze ideologiche cercando, insieme e responsabilmente, di battere quella metastasi che avrebbe altrimenti messo in ginocchio il nostro stato di diritto. Lo stare tutti insieme appassionatamente ha prodotto, quasi sempre, una pericolosa melassa, un conformismo, un’impunità dentro la quale si è generata una delle peggiori classi politiche. E non basta affermare che ormai siamo in una fase politica decisamente post-ideologica, per accettare a cuor leggero tutto questo. A me pare, insomma, che quando si tenta in tutti i modi di avvicinare, su grandi e piccole questioni, l’ala moderata del centro-destra con quella del centro-sinistra, cercando di dar vita senza troppi misteri al cosiddetto partito-nazione, non si raggiunge, “quella maturità democratica presente in gran parte d’Europa”. L’idea di portare, finalmente, fuori l’Italia dalle secche di una guerra ideologica che non ha più motivo di sussistere in un mondo che corre e che non ha più nulla da spartire col secolo scorso, nasconde la volontà politica di depotenziare quello che è stata e continua ad essere una delle maggiori garanzie di un vero sistema democratico, il controllo sugli atti politici e amministrative delle maggioranze, da parte di minoranze forti e coese che agiscono per il bene della collettività e per una necessaria quanto naturale alternanza. Tutto questo non potrà che produrre un controllo ferreo da parte del premier e dei suoi amici su economia, finanza, comunicazione, diritti e altro ancora. Una maggioranza, è bene ricordarlo, non voluta dai cittadini; perché quando essi sono stati chiamati al voto hanno espresso ben altri intenti. Maggioranze ambigue che si sono nel tempo formate in Parlamento senza pudori e che sembrano essere guidate solo da interessi propri, e dando in fondo l’impressione di considerare ogni tipo di consultazioni come un fastidio, un inciampo per il “manovratore”. Facendo così, ci sarà presto un suicidio della vera democrazia. È tempo di interrompere questi giochi, ripigliandoci il nostro diritto-dovere di partecipazione.

redazioneIconfronti

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