Lun. Ago 19th, 2019

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Il Consorzio dei rifiuti e degli stipendi facili: 154 indagati

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Sono lontani i tempi in cui i lavoratori del consorzio di Bacino Salerno 2 - ente che provvedeva allo smaltimento dei rifiuti in 40 Comuni della provincia di Salerno - protestavano sotto la sede della Provincia di Salerno per chiedere il pagamento degli stipendi arretrati. Adesso qui, c’è qualche stipendio di troppo. Quando si è diffusa la notizia dell’avviso di conclusione indagine per 154 persone (11 tra dirigenti, revisori dei conti e consulenti del lavoro sono ritenuti a capo della “cupola”), non si è potuto non pensare ai lavoratori che protestavano per i mancati stipendi: c’era da aspettarselo, è stato il pensiero, con quelli di sinistra a capo del Consorzio quando non c’erano soldi per i dipendenti – con tutti i ritardi dei comuni nei pagamenti - si anticipavano anche dal conto corrente dell’ente oppure si favorivano in tutti i modi i lavoratori per diminuirne le difficoltà finanziarie, adesso con quelli “di destra” a controllare, fioccano le denunce e si ritorna al rigore. Ma forse non è così: innanzitutto
di Franco Bianconi

Sono lontani i tempi in cui i lavoratori del consorzio di Bacino Salerno 2 – ente che provvedeva allo smaltimento dei rifiuti in 40 Comuni della provincia di Salerno – protestavano sotto la sede della Provincia di Salerno per chiedere il pagamento degli stipendi arretrati. Adesso qui, c’è qualche stipendio di troppo. Quando si è diffusa la notizia dell’avviso di conclusione indagine per 154 persone (tra gli 11 ritenuti a capo della cupola ci sono i revisori dei conti Pellegrino Barbato, Olga Buonomo e Luciana Catalano che farebbero parte dell’associazione a delinquere finalizzata alla truffa contestata all’ex presidente Dario Barbirotti e a Filomena Arcieri. Barbato è ex  amministratore delegato del Patto territoriale per lo sviluppo della Valle dell’Irno e dei Monti Picentini, attuale componente del cda di Salerno Sistemi. Nel registro degli indagati è finita anche la segretaria Adele D’Elia, oltre al coordinatore contabile dei settori dell’ente, Donato Cuozzo e al consulente esterno Luigi Salvato), non si è potuto non pensare ai lavoratori che protestavano per i mancati stipendi: c’era da aspettarselo, è stato il pensiero, con quelli di sinistra a capo del Consorzio quando non c’erano soldi per i dipendenti – con tutti i ritardi dei comuni nei pagamenti – si anticipavano anche dal conto corrente dell’ente oppure si favorivano in tutti i modi i lavoratori per diminuirne le difficoltà finanziarie, adesso con quelli “di destra” a controllare, fioccano le denunce e si ritorna al rigore. Ma forse non è così: innanzitutto perché pare – e adesso aspettiamo l’avvio del processo per capire dove sta la verità – che le anticipazioni sugli stipendi non rientrassero più e che quindi qualcuno percepiva un doppio stipendio. E poi perché, pare, ci sarebbe di mezzo anche lo stipendio di presidente e dirigente del Consorzio che con una delibera “sotto osservazione” sarebbe aumentato di 1000 euro. La vicenda al momento è ancora da capire. Altre denunce poi sono arrivate negli anni passati anche dai sindacati del settore che più volte hanno chiesto controlli sulla situazione, ma nulla è accaduto finora. Un’altra cosa è certa: che nello scontro ideologico tra destra e sinistra sulla sopravvivenza di questi carrozzoni, alcuni dipendenti sono accusati di aver lucrato. Sarebbero stati omessi, infatti, i controlli sulla documentazione contabile del consorzio e approvato spese ingiustificate di rilevante entità con gravi danni patrimoniali per lo stesso ente. Gli investigatori contestano anche il pagamento di ore di straordinario; l’utilizzo da parte di alcuni lavoratori di carte carburanti e tessere Telepass e Viacard del Consorzio per scopi personali (viaggi a Gorizia di alcuni dipendenti senza motivi di lavoro). Per gli investigatori sarebbe stato, infine, falsamente attestato il rifornimento di carburante con l’utilizzo di carte carburanti del Consorzio, liquidando indebitamente ai titolari di due distributori della provincia di Napoli i relativi importi. Se fossero vere queste accuse, verrebbe da dire che mentre alcuni lavoratori protestavano sotto il palazzo della Provincia perché senza stipendi, altri si impegnavano ad accordarsi per “guadagnare qualcosina”. Tutto a dimostrazione poi dell’accusa ripetuta più e più volte, che questi enti, come il Consorzio di Bacino Salerno 2, non erano altro che carrozzoni per la lottizzazione politica dove piazzare qualche dirigente e qualche presidente di propria fiducia e poi far entrare lavoratori che in altre province non erano riusciti a “piazzarsi”. E’ noto ai più, infatti, che al Consorzio di Bacino Salerno2 furono impiegati molti lavoratori provenienti dal napoletano, assunti proprio quando il consorzio era gestito dalla Regione di Antonio Bassolino. Questo per quanto riguarda il passato, il presente ci racconta invece di un’indagine dei Carabinieri e della Procura di Salerno su entità degli stipendi e di altre indennità degli ex presidente e direttore, sul controllo delle spese effettuate, sulle dichiarazioni attestanti redditi ritenuti non veritieri, superiori a quelli effettivi, per consentire ad alcuni dipendenti di percepire finanziamenti da società finanziarie. I danni accertati dagli investigatori, per le casse del Consorzio di Bacino Salerno 2 ammonterebbero a circa due milioni di euro.  Tutto nato, appunto, da una denuncia del commissario liquidatore Peppe Corona, ma anche i sindacati hanno fatto la loro parte, cercando da tempo di far emergere queste notizie di presunti reati, come già detto. La gestione del Consorzio nel periodo 2007-2010 è stata passata al setaccio dai carabinieri. I reati contestati, a vario titolo, vanno dalla truffa ai danni dello Stato al peculato, dall’abuso d’ufficio alla falsità ideologica. Nel dettaglio, dal lavoro investigativo emerge che sarebbero state autorizzate ore di straordinario mai effettuate. Inoltre – così dicono gli inquirenti – è emerso che il presidente e il direttore del Consorzio avrebbero percepito stipendi e altre indennità sproporzionati rispetto all’attività svolta. Inoltre, con la complicità di alcuni dirigenti e funzionari, avrebbero omesso i controlli sulla documentazione contabile del Consorzio e approvato spese ingiustificate di rilevante entità con gravi danni patrimoniali per il Consorzio. In particolare, avrebbero: autorizzato per sé stessi e per gli altri dipendenti il pagamento di ore di straordinario mai effettuate; utilizzato e consentito ai dipendenti di utilizzare per scopi personali le carte “carburanti”, le tessere “Telepass” e “Viacard” del Consorzio; attestato falsamente il rifornimento di carburante con l’utilizzo delle carte “carburanti” del Consorzio, liquidando indebitamente ai titolari di due distributori di carburanti della provincia di Napoli i relativi importi; concesso ai dipendenti, senza alcuna autorizzazione, prestiti con addebito sul conto corrente bancario del Consorzio; rilasciato ai dipendenti buste paga e dichiarazioni attestanti redditi non veritieri, superiori a quelli effettivi, al fine di consentire agli stessi di percepire finanziamenti da società finanziarie. Tra i destinatari dei provvedimenti c’è anche l’ex presidente del Consorzio, Dario Barbirotti, dal 2010 consigliere regionale della Campania dell’Idv. Barbirotti si è detto sorpreso ma allo stesso tempo sereno perché fiducioso nell’operato della magistratura. «Non ero io a determinare l’entità dello mio stipendio – ha detto – che era stata decisa sulla base di precisi parametri di legge: ammontava a 1800 euro mensili». Né tantomeno, ha aggiunto Barbirotti, da presidente, «ovvero da organo politico avrei potuto fare controlli sulle buste paga dei dipendenti». Ora tutti gli indagati hanno la possibilità di replicare alle contestazioni mosse e difendersi punto per punto.

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