Il consumo critico e responsabile: un nuovo modo di rapportarsi

Il consumo critico e responsabile: un nuovo modo di rapportarsi
di Antonio Memoli

I Nuovi Stili di Vita si concretizzano in azioni quotidiane che portano a modificare i nostri stili di consumo. Tra queste azioni si va sempre più diffondendo il consumo critico. Sono profetiche le parole di Mons. Giancarlo Maria Bregantini Vescovo di Campobasso sulla cultura consumista l’impegno ed i giovani, i rapporti interpersonali, l’umiltà, lo spreco.

Il consumo quotidiano può essere utilizzato come strumento per esprimere impegno e responsabilità verso tutto il creato. Responsabilità verso l’uomo come espressione ultima del creato e verso la polis ovvero la politica nel senso più nobile del termine. Noi tutti  attraverso acquisti che premiano prassi produttive e di mercato coerenti con la sostenibilità dello sviluppo e il rispetto dei diritti umani, attraverso l’acquisto o il non acquisto di certi prodotti possiamo non solo segnalare alle imprese i comportamenti che si approvano e quelli  che non si approvano, ma anche sostenere le forme produttive corrette ed ostacolare le altre. Può essere il Nuovo Stile di Consumo un modo per riformare la nostra vita sociale? Analizzando i dati di una ricerca di alcuni anni fa in Lombardia sul consumo equo emerge che chi lo attua si caratterizza per un orientamento critico. Sempre più, cioè, tra il “popolo dell’economia solidale” sembra prevalere l’idea che per ottenere una maggiore giustizia sociale e ambientale il modo migliore sia quello di mettere in contatto produttori e consumatori all’interno di progetti di distretti di economia solidale a livello locale  in modo tale da creare dei punti di aggregazione per tutti coloro che sono interessati a costruire un futuro sostenibile.

Il  consumo critico incontra oggi condizioni culturali, strutturali e organizzative che ne favoriscono la diffusione. Il suo aumento, in tempo di crisi, ci dice che una fascia di noi cerca di rapportarsi in modo diverso con i consumi avendo maggiore attenzione: “I care” .
La crisi ci fa riappropriare dell’essenziale, ci fa essere capaci di fare dei tagli come dice Mons. Bregantini. La crisi ci fa interrogare su ciò che va lasciato e su ciò che va custodito nei nostri consumi quotidiani. Il consumo critico, l’attenzione a cosa e come consumiamo, una maggiore sobrietà, la simpatia verso i prodotti a km zero vengono spinti dalla crisi. Abbiamo una minore capacità di spesa e perciò cerchiamo di spendere meglio. Singolarmente forse alcuni prodotti costano di più ma la loro qualità intrinseca ci permette un risparmio in quantità ed una attenzione al creato ed all’impatto sulle persone che, monetizzati nel tempo, vogliono dire un risparmio per il singolo e la comunità. Quanti soldi risparmiati, quante tasse in meno, perché senza l’uso dei pesticidi non bisogna disinquinare i fiumi, non bisogna spendere per curare malattie. Quanti soldi risparmiati nei trasporti, quante accise in meno, se utilizziamo prodotti del luogo o se evitiamo di acquistare prodotti fuori stagione che richiedono un forte impatto energetico per essere prodotti.

Ma chi sono gli attori? Vi sono le Botteghe per il commercio equo e solidale, iniziative nel campo del risparmio e della finanza etica come le Mutue di autogestione (MAG) e la banca etica. I Bilanci di Giustizia, una campagna che si propone l’obiettivo concreto di attivare forme di rieducazione al consumo che non partono però dall’alto, ma che vengano elaborate tramite il confronto tra le famiglie che si incontrano e discutono insieme. Si sono diffuse anche in Italia le Banche del Tempo ed i Gruppi di Acquisto Solidale, gruppi informali di persone che scelgono di acquistare collettivamente beni alimentari e di uso quotidiano rivolgendosi direttamente a coltivatori e aziende con cui instaurano un rapporto diretto e personale. Ma anche i comuni possono essere attori del cambiamento come a fatto il Comune di Firenze col suo sportello ecoequo

Perché non censire o segnalare qui le buone pratiche, le iniziative, i gruppi del nostro territorio?
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Antonio Memoli
changes.nsv@gmail.com

redazioneIconfronti

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