Il corpo di Cristo e la feconda moltiplicazione della Grazia

Il corpo di Cristo e la feconda moltiplicazione della Grazia
di Luigi Rossi

corpodicristoDomenica è la festa del corpo di Cristo, dato a noi e presente nel segno dell’Eucarestia. La liturgia della parola ci propone tre letture, ognuna delle quali aiuta a far capire il significato della celebrazione. La prima descrive l’incontro di Abramo con Melchisedek (Gen. 4,18-20). Questi, in qualità di sacerdote, offre a Dio un sacrificio pacifico di pane e vino e invita Abramo e i suoi a partecipare alla mensa dopo l’offerta. Egli è figura profetica dell’unico sacerdote, che offrirà un’offerta dal valore infinito, quella totale di sé nella passione e morte di croce. Valore di segno ha pure il brano del capitolo IX del Vangelo di Luca: vi si descrive la moltiplicazione dei pani e lo stretto rapporto con l’eucaristia, cibo per placare la fame dello spirito, fame di amore e di felicità. Di questo episodio vanno puntualizzati due particolari.

A disposizione della folla c’erano solo cinque pani e due pesci, ma condivisi diventano sufficienti per tutti, anzi ne avanza. Alla condivisione si aggiunge la benedizione di Dio e la Provvidenza, che nutre gli uccelli dell’aria e veste i gigli dei campi, si mette all’opera. Il Signore vuole che il pane, per scarso che sia, venga spezzato e condiviso: al resto penserà lui. Perciò, è solo nell’egoismo che i problemi della vita s’ingarbugliano ed appaiono insolubili.

Gesù opera il miracolo, ma vuole che siano i suoi discepoli a distribuire il suo dono. Egli rimane quasi fuori dalla scena di gioiosa sorpresa pur essendone la causa: avanti e indietro a distribuire sono gli apostoli. È lo stile di Gesù, cuore della comunità; vuole che siamo noi le sue mani, vuole operare per mezzo nostro, diffondere attraverso di noi gioia, pace, fiducia, amore.

Rivelazione e missione della chiesa sono sintetizzate in uno stringato dialogo tra gli apostoli che dicono a Gesù “Mandali via, è sera ormai e siamo in un luogo deserto” e la sua risposta “Date loro voi stessi da mangiare”. I primi colgono il problema della folla rimasta ad ascoltare per ore il Maestro, dimentica delle incombenze quotidiane, e ritengono che ognuno debba risolverlo da solo: dopo mesi di frequentazione del Maestro non hanno ancora vinto l’egoismo del buon senso!

Gesù non presta ascolto al presunto richiamo alla concretezza; non ha mai mandato via nessuno e, poi, è venuto per trasformare perfino il deserto in una casa accogliente.

Ha terminato l’annuncio della Buona Novella, durato tutto il giorno, ma ancora la sua missione non è stata svolta per intero; infatti, Egli è venuto per salvare tutto l’uomo: anima e corpo. Nel Vangelo gli esempi d’impegno nel curare i corpi sono molteplici, essi diventano un segno del mondo nuovo messo in moto dal Regno di Dio, vero laboratorio di misericordia e di compassione.

Il segreto è nella condivisione: cinque pani, uno per mille presenti in quella circostanza, proporzione risibile per la logica dei numeri, ma con un cuore nuovo anche percentuali apparentemente così assurde sono sufficienti a sfamare a sazietà se si dona con generosità e senza riserve.

È il comando-profezia di Gesù alla sua Chiesa: “date da mangiare”, invito a ragionare

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *