Il crac, chiesto il sequestro dei beni per gli indagati tranne gli Amato

Il crac, chiesto il sequestro dei beni per gli indagati tranne gli Amato

Sembrano non finire i guai degli imputati del crac Amato: tra le misure chieste in seguito alla bancarotta dello storico pastifico Amato di Salerno, infatti, da parte della curatela fallimentare, vi è anche il sequestro conservativo dei patrimoni di tutti gli imputati, tranne che della famiglia Amato. Il giudice per le indagini preliminari Franco Orio, decidendo sulle richieste di rinvio a giudizio per gli indagati e per le richieste di patteggiamento, si è anche riservato, rinviando la decisione in merito a questa richiesta pervenuta dal curatore Amendola, a lunedì prossimo. C’è da considerare inoltre, che in sede civile già fu avanzata la richiesta di sequestro per i beni dei componenti della famiglia Amato ma fu respinta. Adesso rischiano il proprio patrimonio molti degli imputati, tra cui figurano il presidente del Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti Claudio Siciliotti, Roberto D’Imperio, già consigliere nazionale dei dottori commercialisti e l’ex deputato Paolo Del Mese. Accuse che, ovviamente, ora dovranno passare al vaglio dei dibattimento. L’inchiesta della Guardia di Finanza portò nel giugno scorso all’arresto di cinque persone del mondo della politica e dell’imprenditoria, tutti implicati nel crac dello storico pastificio. Un fallimento da 100 milioni di euro. Secondo quanto emerso dalle indagini nel corso degli anni sarebbero stati sottratti, in assenza di valide ragioni economiche, ingenti disponibilità economiche dal patrimonio della fallita Antonio Amato, per un valore di circa 10 milioni di euro, ma l’attività avrebbe riguardato anche altri 47 milioni di euro distratti, secondo l’accusa, dal patrimonio della fallita società. Le casse del Pastificio Amato sarebbero state oggetto di uno di svuotamento a favore di persone che non avevano alcun titolo a ricevere denaro. Nel corso delle indagini è emerso il coinvolgimento di Claudio Siciliotti e Roberto D’Imperio, i cui studi professionali furono perquisiti nel novembre dello scorso anno, in relazione alle vicende della società “Amato RE” che avrebbe dovuto edificare sul suolo dell’ex Pastificio Amato a Salerno delle lussuose unità immobiliari, nonostante ci fosse la “consapevolezza della situazione di dissesto in cui versava la società”. L’operazione immobiliare – sostiene la Procura – sarebbe stata effettuata al fine di conseguire vantaggi con violazioni fiscali, di riportare in attivo la Antonio Amato Spa che però aveva un passivo di circa 12 milioni di euro per effetto dell’incasso del prezzo della vendita pari a 20 milioni di euro. Inoltre, si sarebbero così salvaguardati gli immobili della società da eventuali fallimenti e crisi, nonché fornite a banche per finanziamenti da erogare alla società alimentare una garanzia proveniente dalla società immobiliare.

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m.amelia

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