Mer. Lug 24th, 2019

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Il declino della politica

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Il nostro destino nelle mani del mercato / di Angelo Giubileo

Il premier Matteo Renzi

di Angelo Giubileo
Il premier Matteo Renzi
Il premier Matteo Renzi

Nell’era della comunicazione globale, ogni cosa assume un valore sempre meno simbolico e sempre più effimero. Ci svegliamo e andiamo a dormire inseguiti e – in caso di “crisi” – afferrati, catturati, presi dalle news dei listini fibrillanti delle borse mondiali che si riverberano nell’economia “reale”. Per molti, la finanza simboleggia il mostro mitico di antiche leggende passate, una sorta di Leviatano. Ma, postmoderno. Un mostro nato per volere del dio; un dio che non abita più il cielo della politica ma dell’economia. Il mondo è cambiato, le logiche della politica sono sopravanzate da quelle dell’economia. L’economia emersa dalle paludi, originaria del “baratto” e poi succedanea del “consenso” politico. Oggi, il termine “consensus” in ambito finanziario definisce la media delle previsioni degli analisti.

E quindi, cosa di preciso è accaduto in questi giorni perché l’uno, il governo, abbia inveito contro l’altra, l’Ue, e quest’ultima abbia risposto colpo su colpo? Nel merito, le cronache quotidiane hanno tirato in ballo molti argomenti: legati a fatti, sterili, di politica interna o piuttosto, come dimostrato, inerenti ai rapporti specifici tra i due presunti contendenti. E tuttavia, anche questo scontro, apparso a tratti perfino irriguardoso, in conclusione si è rivelato effimero. Si potrebbe chiosare: molto rumore per nulla.

E tuttavia, che senso ha avuto e ha ancora dividersi? E, in particolare, dividersi su una questione che pare stia assumendo un ruolo decisivo, quale questa per l’appunto, che più ci sta a cuore, dell’integrazione monetaria, finanziaria e politica del continente, mediante i processi dell’Unione Europea? Se l’Ue ha anche qualche sua colpa, è indubbio però che le maggiori e più gravi appartengono ad ogni singolo stato nazionale, ciascuno per proprio conto. Così emerge e sta emergendo dai processi dell’integrazione, e così dai fatti di questi giorni.

A domanda del direttore de Il Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, “È soprattutto sulla questione bancaria che l’Italia, in passato come oggi, non è riuscita a difendere gli interessi nazionali. Sul tema cruciale della bad bank non si poteva trovare prima un’intesa con Bruxelles?”, risponde il premier, Matteo Renzi: “Certo che si poteva fare prima. Aggiungo: si doveva fare tre-quattro anni fa. Si è scelta un’altra soluzione e si è perso l’attimo fuggente …”. E quindi, si sarebbe trattato di scelte sbagliate, le cui responsabilità non sarebbero per nulla addebitabili né agli attuali né ai più recenti “interlocutori”, attraverso un’eco delle parole risuonata da Bruxelles. In più, i decisori di allora, sbagliando, non avrebbero colto “l’attimo fuggente”. E quindi, qualcosa che sarebbe stato altrettanto effimero.

Sull’intera questione delle banche nazionali, sarà aperta una “commissione d’inchiesta” che serva a fare chiarezza? Difficile, pare, nonostante gli echi di dibattiti interni appena trascorsi; perché, deduciamo, a cosa servirebbe una “commissione” che faccia chiarezza sul passato? Solo a fare “polemiche inutili”, altra eco di questi giorni recenti. Cosa servirebbe al presente e al futuro del paese? Semplice, servirebbe comunque a fare chiarezza. Un’operazione di “verità”, e quindi stavolta un’eco di accadimenti viceversa lontani, abusati dalla politica a danno della stessa economia, entrambe nostrane.

Prende corpo, ma solo nelle ultime ore, l’ipotesi di un “attacco” sistematico all’intero sistema bancario nazionale. Possibile? Risposta del premier: “No. C’è una manovra su alcune banche, punto …”. E allora, si tratta del Monte dei Paschi di Siena. Lo dice il listino. E per quanto riguarda il progetto di fusione di Banca Intesa e Unicredit? Risposta del premier: “Non è mia competenza entrare in queste dinamiche”. E allora, insiste il direttore del giornale: “Non crede che l’Italia abbia bisogno di più banche grandi in competizione tra loro e non di una grande e tanti nani intorno?”. Risposta: “L’Italia ha il sistema delle piccole e medie imprese come punto di forza. Ma ci vogliono grandi player in alcuni settoriIn tutti i settori chiave. Le modalità però dipendono dagli azionisti, non dal Governo”.

E quindi, in definitiva, cosa spetterebbe ancora fare alla politica? A noi, almeno questa volta, sembra chiaro: nulla più che agevolare gli investimenti economici e finanziari dall’estero. Se, in modo effimero, lo stesso premier sancisce: “Gli eventi di queste ore agevoleranno fusioni, aggregazioni, acquisti. È il mercato, bellezza. Vedrà che sarà uno scenario interessante, ne sono certo”.

 

N.B.: I corsivi nel virgolettato sono brani di un’ampia intervista pubblicata da Il Sole 24 Ore in data 21/01/2016.

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