Il declino di Salerno e la forza dei singoli

Il declino di Salerno e la forza dei singoli
di Angelo Giubileo

Palazzo_S.Agostino_SalernoIn venti anni, la politica in generale ha alimentato nel nostro paese un senso diffuso d’illegalità e di conseguente sfiducia legata alla mancata risoluzione di problemi gravi; e, tra i tanti, innanzitutto il problema della precarietà prima e quindi della disoccupazione. Sia detto e ripetuto con chiarezza e forza: la colpa non è stata dell’euro, perché con l’avvento della nuova moneta, il nostro paese, unico in Europa, ha registrato una diminuzione costante negli anni di riferimento della misura del PIL pro-capite. Infatti, perfino il Portogallo, l’Irlanda, la Grecia e la Spagna hanno avuto un andamento altalenante dell’indicatore, che ha normalmente riscontrato dati minimi nei periodi di maggiore crisi finanziaria internazionale.

Almeno due generazioni pare abbiano subito e subiranno ancora per i prossimi anni a venire gli effetti della crisi, che sarà bene ribadirlo, in Italia è in primo luogo crisi di tipo produttiva, dell’economia reale che dovrebbe sostenere il paese ben oltre l’azione delle istituzioni rappresentative. I segnali di sofferenza, per usare un eufemismo, sono dappertutto evidenti. Anche a Salerno.

E se non è certo una notizia l’incremento, quotidiano, del disagio e del malessere individuale e sociale, è viceversa una novità il fatto che sia gli individui, in maggior parte giovani tra i venti e i trentacinque anni, che la comunità salernitana abbiano preso ad organizzarsi per proprio conto. Senza più aspettare che un demiurgo, uno qualsiasi, prometta e provi a tirarli fuori dal caos nel quale siamo precipitati. Come dire che quasi nessuno più dà ascolto a parole ed immagini, al vento, in una società dello spettacolo in cui la stessa immagine, ma sarebbe meglio dire icona, non solo non attrae ma – c’è di più, in base a quanto la prima legge dello spettacolo stesso insegna – non può più attrarre.

Da qualche anno, anche la storia di Salerno è una storia di tendenziale declino sia sul piano istituzionale che economico. È storia di doppi incarichi, opere promesse, abbandonate, riprese e mai compiute, scontri di rappresentanze ai vari livelli di governo locale, inquinamento dell’area e dei territori, implementazione del livello complessivo della tassazione e, paradossalmente, del livello generale dei disservizi forniti da un conglomerato di società partecipate con bilanci certificati quasi sempre in perdita.

Sempre da qualche anno, però, è bene ribadire che i cittadini e la comunità salernitana hanno preso ad organizzarsi per proprio conto. In autonomia dalla politica e dalle istituzioni. Gli esempi sono tanti, ed evidentemente solo chi non vuole, o peggio ancora non gradisce, non ne parla. In ogni ambiente e settore di attività, sia culturali che produttivi. Con un denominatore comune, la solidarietà.

Semplicemente, perché la realtà ha sempre insegnato che l’esercizio di una forza produce sempre una forza, più o meno, di tipo contrario; e quindi da un eccesso di egoismo, istituzionale ed economico, ad un fenomeno crescente, anche se ancora non ampio e diffuso, di solidarietà: individuale, sociale, economica e infine istituzionale. È una questione di tempo. Basta fare solo attenzione, come direbbe Pino Daniele, a non calpestare i fiori nel deserto.

(I Confronti – Le Cronache del Salernitano)

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *