Ven. Lug 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il decreto anticorruzione è legge: ecco chi non potrà candidarsi

3 min read
Il testo è passato a Montecitorio con 480 sì, 19 no e 25 astenuti

Il ddl Anticorruzione diventa legge. Il testo, che tra le altre cose prevede anche l’obbligo per le toghe di dichiararsi fuori ruolo e la delega su incandidabilità e incompatibilità per i condannati a più di due anni per reati gravi contro la Pubblica Amministrazione, passa a Montecitorio con 480 sì, 19 no e 25 astenuti. Il ministro Severino si è detta soddisfatta dell’ampia condivisione visto che ha votato contro il ddl solo l’Italia dei Valori. Il testo poteva essere migliore – ha spiegato la Severino – ma non è stato un “compromesso al ribasso”. Di “passo avanti” parlano Pd e Udc. La legge merita un “sei politico” per la Lega Nord.
Ecco i punti cardine del provvedimento.
Authority anticorruzione: si chiamerà così la Commissione per la trasparenza delle amministrazioni pubbliche. Tra i suoi compiti figurano interventi di prevenzione e contrasto. Ha poteri ispettivi e sanzionatori. Approva il piano anticorruzione predisposto dal Dipartimento della Funzione Pubblica.
Trasparenza dell’attività amministrativa. Saranno pubblicate notizie su procedimenti amministrativi, costi di opere e servizi, monitoraggi su rispetto tempi. Ogni istituzione avrà un indirizzo posta elettronica per comunicare con cittadini. Saranno pubblicati ruoli, incarichi e retribuzioni. Chi ha svolto ruoli dirigenziali nella pubblica amministrazione non potrà svolgere analoghi ruoli con privati che lavorano con la Pubblica Amministrazione prima di tre anni. Nella Scuola per la Pubblica Amministrazione saranno istituiti dei corsi di etica.
Il dipendente “spia” ha tutela e non può essere licenziato. In ogni Prefettura ci sarà l’elenco delle imprese ‘virtuose’, cioè non a rischio mafia.
Per fare gli arbitrati ci vorrà un’autorizzazione motivata e a rappresentare l’amministrazione sarà un dirigente o un consulente. Non vi prenderanno parte i magistrati.
I condannati per reati gravi, come corruzione e mafia, non potranno più avere appalti con la pubblica amministrazione.
Per quanto riguarda il danno di immagine, si dovrà risarcire alla PA il doppio della somma illecitamente percepita dal dipendente.
Si dà la delega al governo a legiferare entro un anno su incandidabilità e incompatibilità dei candidati a cariche elettive nel caso in cui siano stati condannati a più di 2 anni per delitti contro la P.A. o di grave allarme sociale. Il governo punta a fare delega in 1 mese.
Si introduce l’obbligo per le toghe con funzioni apicali di dichiararsi fuori ruolo. Per tutti gli altri dovrà essere il governo, con una legge delega da fare in 4 mesi, a decidere.
Aumentano le pene quasi per tutti contro la Pubblica Amministrazione ad eccezione della “Concussione per induzione”: per questa si passa da 3 a 8 anni, rispetto agli attuali 4-12. Si punisce anche il privato che dà o promette denaro o altra utilità.
Per traffico influenze illecite il carcere è da 1 a 3 anni e si punisce chi sfrutta sue relazioni con il “decisore pubblico” per farsi dare o promettere denaro o utilità come prezzo della mediazione illecita o per remunerare il pubblico ufficiale. Stessa pena si applica a chi dà o promette denaro o altro vantaggio. Per la Corruzione tra privati sono puniti da 1 a 3 anni i vertici che, compiendo od omettendo atti in violazione dei propri obblighi d’ufficio o di fedeltà, cagionano danno alla società.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *