Il deserto poetico di Bukowski

Il deserto poetico di Bukowski
di Luigi Zampoli

fengbdgold1Novità editoriale di rilievo per uno degli autori più amati della letteratura del Novecento, Charles Bukowski.
È appena uscita, per i tipi della Guanda Editore, una raccolta di poesie dell’autore americano borderline per eccellenza, “Mentre Buddha sorride”, componimenti per lo più inediti in Italia, che ci restituiscono appieno le atmosfere dei suoi romanzi più famosi.
Descrizioni in versi di vite trascinate a stento, l’indugiare disincantato sulla condizione dei reietti, Bukowski ritorna con il suo corredo profano di decostruzione del sogno americano.
L’America è il modo delle opportunità e dei sogni perduti, infranti, le contraddizioni tra le mille luci delle sue metropoli e gli abissi maleodoranti di un deserto morale che unisce e tiene in vita uomini e donne senza speranza.
Le vite messe in versi da Mr. Chinaski scorrono tra motel e bar con il conforto dell’alcool e degli amici di sempre, condivisione totale di vite affidate al disordine e sottratte alle ipocrite convenzioni morali.
Bottiglie vuote, emarginati, fedeli macchine da scrivere , sono i tre ingredienti dell’invettiva bukowskiana, del suo realismo crudo, sudicio, e per questo potente e sincero; la poesia nulla toglie e nulla aggiunge all’universo antropologico conosciutissimo dell’autore statunitense.
Tra le liriche s’insinuano, come apparizioni fugaci e desiderate da chi s’immerge in quell’America, i nomi di Kerouac, Ginsberg e Burroughs, le grandi icone beat, fratelli e figli dello stesso nume letterario.
Tra i titoli della raccolta spicca “Ma cosa ho visto”, forse la poesia “manifesto” di quest’ultimo Bukowski, versi che contengono tutti gli elementi di un mondo scandaloso e impresentabile che assurge a letteratura.
Letteratura e vita s’impregnano a vicenda, come nell’”Assommoir” di E. Zola, sono parole che sgorgano dalle viscere , dai vaghi accenti dadaisti, disturbano e rapiscono.
Alla larga da questi versi stiano fini dicitori e ricercatori di metafore; nessuna rima, nessuna concessione a ciò che non è strettamente necessario alla cruda rappresentazione di uno spaccato di umanità vitale da osservare senza alcuna pretesa salvifica di redenzione. Sono poesie infarcite di brevi momenti di prosa, come se l’autore sentisse l’urgenza e l’esigenza di un accenno di narrazione, per punteggiare una descrizione sempre diretta, realistica, quasi cinematografica.
Nessuna delle liriche presenti in questa pubblicazione raggiunge l’intensità de “Il genio della massa”, la più bella poesia di Bukowski, ma chi ama il mondo in decomposizione di quest’autore troverà una sorta di sollievo in questi ultimi inediti.

redazioneIconfronti

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