Il diritto-dovere di informare? Spesso risponde agli interessi politici

Il diritto-dovere di informare? Spesso risponde agli interessi politici
di Pietro Nardiello

In questi giorni “I Confronti” ospita un attento dibattito incentrato sul diritto e dovere, ai quali devono rispondere giornalisti e redazioni, di informare i propri lettori con notizie corrette che riportano i fatti. Il tutto è scaturito da un interrogatorio che ha visto come protagonista Giuseppe Amato junior, che lo vede implicato nel crack del pastificio di famiglia che ha rappresentato per anni un simbolo per la città di Salerno oltre che lo sponsor della nazionale di calcio, che in occasione di un interrogatorio ha tirato in ballo Piero De Luca, figlio del primo cittadino della città capoluogo, perché “avrebbe consegnato denaro a Paolo Del Mese da versare su un conto lussemburghese”. Il dibattito scaturito nasce dal fatto che a riportare questa notizia sia stato solamente un quotidiano locale. Un fatto che pur amareggiandomi, non mi sorprende perché il diritto-dovere di informare da alcuni anni ha subito una brusca frenata.
La prima domanda da porsi, però, è la seguente: quale libertà di stampa vogliono gli editori? Viviamo anni in cui nelle redazioni dei quotidiani e delle tv decine di giornalisti, anche molto bravi, vengono, quando va bene, pagati due o tre euro ad articolo, sottoponendosi a turni di lavoro veramente massacranti. A questo primo problema, poi, bisogna aggiungere che per la professione del giornalista ha subito un ulteriore ridimensionamento, altro che “cane da guardia del potere”, causata da un sistema che ricorre sistematicamente alla querela utilizzata come mezzo di ritorsione nei confronti di coloro che pubblicano notizie considerate scomode. Non si tratta di una giustificazione della categoria, che appare comunque sempre più distratta e lontana dal Paese reale, soprattutto il circuito informativo nazionale, ma di un’analisi di un momento storico veramente difficile in cui è in ballo l’articolo 21 della nostra Costituzione. Dobbiamo avere il coraggio di affermare e scrivere che il diritto di cronaca in Italia, spesso, viene esercitato soprattutto per rispondere ad interessi editoriali e politici ai quali per tanti motivi si sono adeguati tanti giornalisti. Un boccone amaro, certo, che quotidianamente, però, siamo obbligati a masticare.

 

redazioneIconfronti

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