L’improbabile mercato dei derivati del cibo [che non c’è]

L’improbabile mercato dei derivati del cibo [che non c’è]
di Antonio Memoli

il cibo a madridPartiamo da una notizia data dal sito dei missionari del PIMEMilano come Chicago: al via i future agricoli. Dal 21 gennaio quotati i derivati sul grano duro (legati al bene fisico). Ma nei piani di Borsa Italiana è solo il primo passo per fare dell’Italia un punto di riferimento in questo discusso mercato” . Il commento dei missionari del PIME è equilibrato, non demonizza i future, mette in guardia contro un loro uso speculativo.
Ma cosa è un contratto future, un derivato sul grano, la commodity per eccellenza? Il future è un accordo standard fra due parti in relazione all’acquisto e alla vendita di uno specifico ammontare di una commodity di una data qualità ad un prezzo concordato in un determinato momento futuro, in un determinato luogo. Un esempio di contratto è visibile a questo link. Come si vede è molto semplice, anche per un privato, acquistare dei future. In realtà il future non è altro che una scommessa su prodotti ancora inesistenti, dalla quale nasceranno titoli a loro volta scambiabili con altri titoli. Si alimenta così un mondo di transazioni economiche fatte di pura carta, appetibilissima poiché possibile fonte di enormi guadagni. Non a caso, se nel 2002 si sono emessi future sul mais per circa 1 milione di operazioni, nel 2010 ne sono stati emessi per 9 milioni. Per capire l’importanza di tali investimenti nei mercati future basti considerare che il volume di investimenti negli indici delle commodities ha raggiunto nel marzo del 2008 la considerevole cifra di 260 miliardi di dollari contro i 13 miliardi investiti alla fine del 2003.
Il punto è che queste attività virtuali hanno delle ricadute sui prezzi reali dei beni coinvolti. Uno studio della CIA (la Confederazione Italiana Agricoltori) evidenzia come L’impressionante incremento dei prezzi delle materie prime di origine agricola nel 2007-2008, e il loro successivo rapido declino, hanno convinto diversi ricercatori, commentatori ed infine i governi, che la speculazione, piuttosto che i cambiamenti nei “fondamentali” della determinazione dei prezzi, sia dietro le forti oscillazioni dei prezzi. Nel febbraio 2008 rispetto al gennaio 2006 il prezzo future del grano, una delle principali commodities scambiate al CBOT (Chicago Board of Trade), mostrava un aumento del 280%, e sei mesi dopo lo stesso prezzo  aveva perso il 40% del suo valore.”.
Negli ultimi anni, nei mercati finanziari delle commodities agricole hanno iniziato ad operare nuovi attori e sono comparsi nuovi strumenti. Sia i nuovi attori sia i nuovi strumenti hanno fortemente alterato il funzionamento dei mercati future e introdotto oscillazioni dei prezzi non ancorate al reale valore del bene. Questa è l’analisi di Slow Food sul tema .
Ma è pensabile, è lecito, è etico scommettere sul cibo? Considerando  l’Indice Globale della Fame (GHI, Global Hunger Index-indice che misura la diffusione della fame), si evince come l’aumento dei prezzi alimentari ne abbia determinato l’aumento ovvero a testimoniare l’aumento della diffusione di fame e denutrizione. È aumentato, inoltre, il numero di rivolte sociali. Il 2008 verrà ricordato come l’anno delle Rivolte del Pane, con oltre 60 episodi in tutto il mondo. Lo stesso presidente della Banca Centrale Europea, l’italiano Mario Draghi, ha sottolineato il problema durante un intervento alla Banca Mondiale. “Alcune stime suggeriscono che negli ultimi mesi circa 44 milioni di persone sono finite in povertà come conseguenza dell’aumento dei prezzi dei beni alimentari che crescono dalla fine del 2010 – ha detto Draghi –. Nonostante l’incertezza circa le radici del fenomeno, l’urgenza di gestire l’insicurezza alimentare e la malnutrizione chiede risposte rapide”. Lo stesso papa Benedetto XVI fa un ampio richiamo al tema della crisi alimentare nel sui ultimo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1 Gennaio 2013: “Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti alimentari è tornato ad essere centrale nell’agenda politica internazionale, a causa di crisi connesse, tra l’altro, alle oscillazioni repentine dei prezzi delle materie prime agricole, a comportamenti irresponsabili da parte di taluni operatori economici e a un insufficiente controllo da parte dei Governi e della Comunità internazionale”.
La Fao, l’Ocse e le organizzazioni internazionali attive sul terreno dell’alimentazione e dell’ambiente hanno individuato tre precise cause dell’aumento dei prezzi alimentari: 1) l’incremento della destinazione delle colture alimentari alla produzione di biocarburanti; 2) la sempre maggior frequenza di eventi meteorologici estremi, con conseguenti effetti sul clima; 3) l’aumento del volume di scambi sui mercati a termine delle materie prime. E’ quest’ultimo il punto di cui sono responsabili i future. Si è sempre detto che non è lo strumento in sé a creare  il rischio, bensì le sue politiche di utilizzo. Ma, parafrasando McLuhan che lo inseriva in altro contesto, è il mezzo stesso che crea la sua politica. Erano degli incapaci improvvidi tutti i manager coinvolti nell’affare Monte Paschi Siena che sta al centro delle polemiche di questi giorni? Non piuttosto lo strumento stesso che in una sorte di spirale capovolta sfugge dalle mani di chi lo maneggia? La definizione di regole che ne limitino gli abusi, se non li vietino addirittura, resta una strada obbligata ma forse la miglior risposta è nell’impiego che facciamo dei nostri risparmi evitando di acquistare prodotti finanziari non etici perché sempre dobbiamo rispondere ad una semplice domanda: è giusto vendere e comprare in grandi proporzioni anche il cibo che ancora non esiste?

redazioneIconfronti

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