Mar. Giu 18th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il dovere morale di liberarci dalla (sotto)cultura berlusconiana

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I nuovi allarmati scandali derivanti da frequentazioni dell’ex premier e l’Sos di don Andrea Gallo

Ieri Giangiacomo Schiavi, commentando sul Corriere della Sera il sequestro ancora molto oscuro del contabile di Silvio Berelusconi, si interrogava sulle frequentazioni ad alto rischio dell’ex premier, su quel sottobosco di starlette e loschi figuri che si sono avvicinati fin troppo (e non in senso metaforico) alle stanze dei potere. Quando si abbassano certe soglie, commentava Schiavi, ci si espone inevitabilmente ai ricatti, com’è fatalmente avvenuto con le Olgettive, i Dell’Utri, Mora, Lavitola, Tarantini e altri millantatori e personaggi moralmente repellenti. Mentre la macchina dei ricatti batte ancora cassa e Berlusconi si giustifica con improbabili tesi avvocatesche proposte dal fido difensore/parlamentare Ghedini, proponiamo ai nostri lettori una pagina tratta dal libro di don Andrea Gallo (“Come un cane in chiesa-Il Vangelo respira solo nelle strade”, Piemme, 2012), dal titolo “I rottami del berlusconismo”, che racconta l’abissale abbassamento della soglia morale che l’ultimo periodo della nostra vita pubblica segnato dalla presenza del Cavaliere ha favorito o indotto in tutto il Paese.

“(…) Subito dopo la seconda guerra mondiale, l’operosità italiana e il boom economico ci regalarono benessere e gratificazioni. Le famiglie crebbero insieme al paese. Si diffusero l’alfabetizzazione e la cultura, il senso della democrazia. Poi arrivò il berlusconismo, una malattia che ha contaminato le nostre anime e i nostri corpi. Siamo diventati una “società delle spettanze”. Uno si sveglia la mattina e dice: questo mi piace, perciò lo voglio, mi è dovuto. Un atteggiamento prepotente, che si è sedimentato anche nelle relazioni familiari fra moglie e marito, fra genitori e figli, fra giovani ed anziani. La propaganda delle televisioni commerciali ha annichilito lo spirito critico e instillato nelle nostre menti, subdolamente, i valori del berlusconismo, una religione che ha idolatrato i miti del denaro, del potere, del prestigio sociale, del narcisismo, del consumismo, dell’eterna giovinezza. Abbiamo berlusconizzato l’amore, i gesti, la carezza alla donna amata, il dialogo con i figli, il rispetto che si deve agli anziani.
Se in una famiglia non ci sono più i nonni, perché anziani e segregati in un istituto, mi chiedo: come fa questa famiglia a mantenersi salda, a trasmettere i valori ai figli, ai nipoti? Quante volte mi hanno chiamato a dare la benedizione a persone che erano morte da due-tre mesi, senza che nessuno se ne fosse accorto!
Abbiamo berlusconizzato tutto. I nostri rapporti civili e amicali. E, anche se Berlusconi non c’è più, sarà dura disintossicarsi dalle tossine che ci ha lasciato la sua deleteria cultura. Anche la politica sta facendo fatica a disintossicarsi: è ostaggio di poche lobby al servizio dei potenti di turno. Siamo all’eutanasia della democrazia, e ciò può portare a un nuovo conflitto sociale, dove a rimetterci saranno i deboli e, presto, anche le classi medie.
La “società delle spettanze” crea conflitti e divisioni tra le parti sociali. La “società delle spettanze” sta distruggendo l’idea stessa di democrazia, nata in Italia con la Costituzione repubblicana e con le vittime partigiane che si sono immolate per la libertà. La Costituzione germinò dalla coscienza degli italiani e dalla Resistenza di persone che si giocarono la vita. La Costituzione è la nostra Bibbia laica della democrazia. La democrazia, come diceva Giorgio Gaber, è partecipazione.
Torniamo allora a Gesù, che pranza con i poveri ed dice: guardate che voi avete diritti, guardate che siete figli dello stesso Padre, guardate che il potere opera soprusi; io non vi do ricette, siete coi che avete il dovere di emanciparvi e liberarvi dal cappio dell’oppressione.
Cosa aspettate a farlo?”

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