Mar. Ago 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il fascino discreto dei comizi del tempo che fu

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La lotta per le piazze, l'arte della parola, la foga. Quel giorno solo quattro spettatori
di Diogene

comizio_antonio_latrippaCambiano gli usi, cambiano le consuetudini, cambiano i mezzi di comunicazione: cambia tutto nella vita nel breve volgere di qualche decennio. Così cambia anche la strategia dei candidati di presentarsi e di farsi propaganda in vista delle elezioni politiche. Oggi si ricorre ad internet, inteso come sineddoche, per evitare di tralasciare colpevolmente qualche nome di social network. Con internet, considerato una finestra sul mondo, si raggiungono persone dovunque.
I comizi: e chi se li ricorda più? Le piazze piene; le schermaglie per assicurarsi un palco e una piazza all’ora ritenuta più strategica; gli oratori che infiammavano gli uditori. Dove stanno più? Adesso si preferisce agire in ambiti più stretti, più familiari, più raccolti: un teatro, un circolo, una riunione tra gruppi familiari, un caffè letterario. Belli, i comizi di una volta, come tutti quei ricordi che il tempo cerca di cancellare ma che restano impressi nella mente.
Un comizio lo ricordo come se fosse ora. Si votava in settembre per le elezioni politiche. Era un pomeriggio solatìo di fine agosto, l’orario era quello di fine controra. Anche il Partito Liberale Italiano, in una cittadina che solitamente divideva i suoi voti tra DC, PCI, PSI e MSI aveva deciso di tenere il suo bravo comizio; ma gli orari erano tutti impegnati. L’unico orario libero era dalle 16 alle 17.
Il palco era pronto, proprio al centro del paese. Alle 16 in punto arrivò un taxi targato NA. Passavo di lì per caso: c’era stato un incontro di calcio; una gara di quelle che si disputavano in estate nell’ambito di manifestazioni paesane chiamate “Torneo dei bar”. Ero in compagnia del mio amico Salvatore per fare una passeggiata distensiva, di quelle che una volta si facevano lungo il Corso principale del paese.
Dunque, passo per la piazza, a quell’ora deserta, e vedo scendere dal taxi un signore distinto, dalla faccia pulita, avanti con gli anni, con capelli bianchi, cartella in mano e due portaborse che gli fanno da scorta a fianco.
“Fermiamoci – mi fa Salvatore – vediamo chi è, forse è un Sottosegretario o un Ministro!”. Un Ministro, un Sottosegretario: merce rara per un paesotto, e chi li vedeva mai di quei tempi! Vediamo, sbirciamo. Ci fermiamo proprio davanti al Municipio, a due passi dal palco. Intorno, la solitudine più completa, non c’è un’anima viva in giro; il sole è ancora alto all’orizzonte, la controra non è finita.
“Che orario strano per un comizio”, mi viene da pensare. Sto per fare cenno al mio amico di continuare la nostra passeggiata, quando il distinto signore, che avevo visto scendere dalla macchina, attacca: “Amici carissimi, vi ringrazio per essere intervenuti a questo importante comizio del PLI…” e via su questo tono.
Intorno il vuoto assoluto! Mi guardo ai lati, a sinistra, a destra, in fondo, niente: nemmeno davanti al bar dove a tutte le ore del giorno c’è almeno qualche avventore. Deserto assoluto. Dal palco, il vecchietto simpatico, dalla faccia pulita e dai capelli bianchi continua: “Voi probabilmente non sapete che il nostro partito…”, e ancora con tono deciso e soddisfatto al tempo stesso, “Ma noi possiamo contare su forze sane, quali voi siete…”.
Gli astanti nel frattempo sono diventati quattro; oltre al sottoscritto e il mio amico Salvatore adesso ci sono pure quei due identificati come portaborse che avevano accompagnato l’oratore: sono scesi dal palco per fare numero.
Pochi minuti ancora e Salvatore guarda l’orologio, mi lancia uno sguardo d’intesa e con un rapido quanto furtivo cenno con la testa mi invita ad andare via. Eh no! Salvatore caro, quel vecchietto tanto per bene, con la faccia pulita, se ce andiamo noi con chi parla? con i suoi segretari? Allora restiamo, non ci muoviamo; annuiamo quando il discorso lo richiede, e alla fine – per incoraggiamento e per stoico coraggio dimostrato – gli facciamo anche un bell’applauso.
Oggi che i comizi non si fanno più, o, se si fanno, si organizzano con tanto di “claque” e “pali”, sento nostalgia di quello strano comizio di tanti anni fa; di quell’aria signorile del distinto politico dai capelli bianchi, della sua fine arte oratoria e – perché no? – di un tempo che fu.

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