Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

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Il fattore M ai tempi del Governo Renzi

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La tentazione all'interventismo del potere giudiziario / di Carmelo Conte
di Carmelo Conte
Carmelo Conte
Carmelo Conte

Negli ultimi quattro anni, le inchieste giudiziarie si sono avviate, sviluppate e composte senza alcun sostanziale riflesso sui governi che si sono succeduti (Monti, Letta, Renzi). Confermando un dato storico: a fronte di un governo nuovo e senza alternative, gli altri poteri si adeguano.

In particolare quello giudiziario che dopo avere segnato la fine della Prima repubblica, e poi della Seconda, nel 2012 si è come ritratto, forse in attesa che la transizione si consolidasse e prendesse senso. Ora, a fronte di un evidente strafare mediatico di Renzi e una forte concentrazione del potere, sembra avvertire di nuovo l’esigenza d’intervenire. Invero, il cosiddetto fattore M, Magistratura e mass media, due poteri che sono portati a sintonizzarsi, secondo i momenti, per assecondare o contrastare l’invasività della politica personale, si è materializzato con interventi che vanno di là dal caso specifico, avendone, peraltro, più motivo che per il passato.

Si avanzano, infatti, due inchieste significative, una a Milano e una a Roma. A Milano le indagini riguardano gli appalti all’Ex Po con infiltrazioni di tipo camorristico che toccano, politicamente e istituzionalmente, il ruolo del Commissario anti corruzione, Raffaele Cantone, e quindi il Governo, che su quelle operazioni era tenuto a vigilare. In tal senso va interpretata la dichiarazione del Pm, dott.ssa Boccassini, che, non richiesta (!), si è fatto carico di precisare “che dalle indagini ”non sono emersi indizi a carico degli amministratori dell’Ente Fiera, ma dei consorzi d’imprese e quattro Paesi stranieri espositori.

A Roma, la Procura della Repubblica ha acquisito elementi che coinvolgono membri del Governo, tra i quali Il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Laddove, a parte la rete delle connivenze corruttive, inquieta la notizia che ci sarebbe stato un tentativo di mettere le mani sul software del governo con i segreti delle Procure della Repubblica. Se ne deduce – ipotesi ancora più grave e destabilizzante del “caso” oggetto di accertamento – che il Ministro di Grazia e giustizia, entrando con una chiavetta nel TIAP (Trattamento informatizzato atti processuali), possa acquisire notizie sulle indagini in violazione del segreto istruttorio.

Altro che abuso d’intercettazioni telefoniche, siamo al Grande Fratello politico. Uno scudo protettivo, tipico delle democrazie personalizzate, che inficia il principio “tutti uguali di fronte alla legge”, e travolge l’autonomia della magistratura, due valori fondanti della costituzione vigente che, sia pure indirettamente, sono mesi in discussione dalla riforma oggetto del referendum di ottobre.

Tutto casuale, forse no. Tutto lascia pensare che sia cominciata una nuova fase.

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