Il Fisco “mangiasindaci”

Il Fisco “mangiasindaci”
di Enzo Carrella

soldi

Sua maestà Il Fisco potrebbe rivelarsi presto una forca caudina per tanti Sindaci dei comuni d’Italia. Proprio di recente è intervenuta una sentenza di condanna per l’ex primo cittadino del Comune di Fabriano – Roberto Sorci – a 4 mesi di reclusione per evasione fiscale perpetrata ai danni dell’erario dal suo Comune. Secondo la competente Procura l’ex primo cittadino è stato ritenuto responsabile – nella sua veste di legale rappresentante dell’ente e firmatario della relativa dichiarazione – di un mancato versamento di una parte dell’Iva dovuta all’erario. Più precisamente i fatti risalgono a cinque anni or sono quando il Comune, nella dinamicità degli adempimenti annuali in materia iva di cui al dpr 633/1972, avrebbe dovuto procedere ad effettuare nelle previste rituali scadenze un versamento Iva per 109 mila euro. Ebbene secondo i consequenziali accertamenti compiuti dalla competente Agenzia, del predetto complessivo debito nelle liquidazioni mensili ne fu operato solo una parte omettendone quelle riferite alle mensilità di maggio, agosto e settembre del medesimo anno (2008). Da qui la consequenziale e obbligatoria inchiesta aperta da parte della Procura, al termine del quale è intervenuta la su citata sentenza di condanna dell’ex primo cittadino nella sua qualità di rappresentante legale del Comune di Fabriano e sottoscrittore della relativa dichiarazione annuale. Lo stesso Sorci ha già annunciato di impugnare la sentenza e presentare ricorso per poter ricostruire per intero una vicenda che, in verità, risulta già “fotografata” da sua maestà il Fisco.
È opportuno, prima di proseguire, un chiarimento: l’iter procedurale sviluppatosi nella circostanza ad opera della competente agenzia delle entrate è quella contemplata dal dlgs 74/2000 in tema di riflessi penali legati a omissioni tributarie (simile alla legge 516/82 degli anni 80/90 e appellata comunemente come “manette agli evasori”). Infatti l’ufficio tributario non ha fatto altro che indicare alla locale procura della Repubblica l’accertata omissione dell’Iva e ciò ai sensi dell’art 10-ter Dlgs 74/2000. Conseguenza di ciò è che una volta intervenuta la segnalazione ad opera dei funzionari dell’Agenzia, la Procura competente è chiamata ad aprire senza indugio la conseguente inchiesta al precipuo fine di individuare responsabilità e autori e applicare le previste pene per i reati “ccdd di danno “ all’erario.
L’ex sindaco – subito dopo aver appreso la notizia di condanna – ha invocato l’immediato intervento di autorità politiche per spingerle a tentare un repentino cambiamento della norma affermando – a sua difesa – che i sindaci non possono e non devono “vestire i panni di commercialista nel corso del loro mandato ma devono solo pensare e soddisfare le concrete esigenze loro rivolte dalla propria comunità”.
Appello lasciato morire nel vuoto perché nessuno dei suoi interlocutori “politici” pare lo abbia accolto e/o ascoltato: insomma le “destinatarie” autorità non se lo sono proprio “filato”.
Probabilmente perché poco diplomatico e accorto nello scaricare subito a terzi anche precise sue responsabilità: il comune, infatti – di questo i sindaci sono consapevoli – è come un “normale” soggetto/contribuente e chi è orientato a “montarlo e cavalcarlo” nel corso del mandato affidato direttamente dal popolo è perfettamente a conoscenza di quali sono oneri e onori che gli spettano e competono alla loro guida, e ciò anche in virtù del “travestimento” per un lustro dei panni di effettivo rappresentante legale pro tempore. Degli aspetti legati alla complessa e farraginosa materia tributaria, unitamente a quelli più marcatamente finanziari, risultano essere coscienti e conoscitori gli imprenditori che – con le 100 tasse contemplate nel nostro panorama tributario – quotidianamente li combattono. Vero è che nella filiera Impresa/mercato molto spesso si “incastra” quale collante il professionista a ciò deputato (il commercialista e/o esperto economico, nel nostro caso) la cui presenza, proprio per la complessità dei quotidiani adempimenti con Rambo/fisco, è assoluta e garantista. All’interno, invece, di un Comune (e/o altro ente pubblico) è (o dovrebbe essere) il Responsabile dei Servizi Finanziari a seguire (con quotidiani consigli e resoconti) il percorso del suo capo/Sindaco e in rilievo – tra i suoi compiti – c’è anche quello di “recuperarlo” dalla sua giornaliera distrazione in chiacchiere e/o puntuali e insignificanti strategie politiche per tentare di aggiornarlo sulle tematiche finanziarie/economiche/tributarie e sulla loro applicazione nella dinamica “routine” amministrativa. È triste affermarlo ma si assiste solo di rado (specie nei comuni nostrani) a quello che apparentemente dovrebbe apparire in un ente un “utile rapimento” ad opera della principale figura dirigenziale (quale appunto il responsabile del settore Finanziario). Nella stragrande maggioranza dei casi si lascia, invece, alla semplificazione e relativa interpretazione di “impercettibili” impulsi accompagnati da puri gesti “fisici” il segnale di un “niet e/o assenso” alle istintive, primitive e spesso insensate “richieste” della parte politica, preoccupata solo di consolidare e sviluppare il mandato a seguito del “dio consenso” ricevuto dalle urne.
Gli scenari spalancatisi in un languido mercato sono però radicalmente cambiati: la crisi e la propensione verso la obbligata “spending review” non consentono distrazioni e/o deroghe. Il fisco vuole la sua parte e invoca il doveroso rispetto delle “regole”.
Quella di Fabriano e del sindaco Sorci potrebbe in un prossimo futuro rappresentare certamente un precedente: sono ora in tanti (i sindaci) preoccupati di vedere “piombare” improvvisamente un autorevole “visita” di Sua Maestà Il Fisco per segnalare gravi omissioni tributarie di cui si sarebbero resi responsabili.
Se ciò dovesse concretamente realizzarsi per il primo cittadino non vi sarebbe scampo e/o altre vie di fughe legittime: il sipario calerebbe con velocità inaudita e segnerebbe il definitivo loro tramonto politico.

redazioneIconfronti

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