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Il flagello delle raccomandazioni

Il flagello delle raccomandazioni
di Aniello Manganiello *
Don Aniello Manganiello

Don Aniello Manganiello

Uno dei drammi del nostro tempo è la raccomandazione. È una questione antica, un’abitudine molto italiana, un metodo di vita utilizzato in ogni ambito, dalla velocizzazione di una pratica alla richiesta di un certificato che è un diritto ottenere, alla tutela dei sacrosanti diritti di ciascuno. Il riflesso tragico di questo andazzo nazionale è innanzitutto sulla libertà del raccomandato, asservito al potere di chi lo prende sotto tutela. Ne consegue, però, anche una lesione dei diritti di quanti finiscono per essere penalizzati dalla scorciatoia garantita al raccomandato. La spintarella consente di aggirare gli ostacoli, riduce la fatica di vivere, favorisce le aspirazioni per conquistarsi senza fatica e meriti un posto di rilievo in questa società della competizione ossessiva. Ciò vale per tutto, per una patente di guida da ottenere o per un bollo da acquistare senza intrupparsi in una fila.

Più scandaloso e immorale è il versare somme di denaro per ottenere utilità di qualsiasi genere, un lavoro nel privato, un impiego pubblico temporaneo o un esame all’università. Se si contratta e si paga (in denaro o cedendo qualsiasi altra utilità) per ottenere un sostegno, dallo scadimento etico si passa nel campo più specifico della corruzione.  Il punto di partenza, però, è sempre lo stesso: raccomandarsi a qualcuno, delegare la propria vita o un proprio diritto ad un arbitro della nostra esistenza, a un mediatore delle nostre speranze e aspirazioni. È quella l’origine della nostra auto-delegittimazione.

Molti italiani dovrebbero impegnarsi in una bonifica etica a 360 gradi, dopo essersi però convinti che non possiamo continuare a convivere con il disprezzo per il bene comune e per la cultura dei diritti e dei doveri, in una parola con la crisi della legalità.

Un eccessivo e devastante individualismo si è inserito nelle nostre concezioni di vita. Ne sono rimaste segnate la politica e le professioni. Il nostro amor proprio ha subito amputazioni così come la fiducia in noi stessi. Si è ingenerata cioè, soprattutto tra i più giovani, la convinzione che non esista un tracciato legale (o normale) per i percorsi di ciascuno nella società e che ogni cosa e soprattutto ogni risultato siano riconducibili a un soggetto in grado di predeterminare esiti e utilità. Finiamo così per dilatare quella zona grigia che è il terreno di coltura dell’illegalità, ambito nel quale la camorra spadroneggia dilatando il proprio potere.

Proviamo, perciò, a dire no, a sottrarci al giogo dei notabili, veri o presunti, caricandoci di fiducia e di civico orgoglio. Eviteremo così che la raccomandazione continui ad accreditarsi come un valore, danneggiando gli equilibri democratici e l’assetto economico del paese. La presenza di incapaci, impreparati e ignoranti è massiccia nella politica, negli ospedali, nei tribunali, nelle università, nel settore pubblico come in quello privato. Questo a discapito dello sviluppo e dell’immagine del nostro paese. Alle nuove generazioni spetta pertanto il compito di invertire la tendenza, privilegiando studio serio, fatica, sacrificio, impegno a non aggirare l’ostacolo, stima e amore per se stessi. Queste modalità costituiscono l’antidoto e la motivazione, i soli, per non inginocchiarsi davanti a nessuno. Ed essere veramente liberi.

 

* fondatore dell’Associazione per la legalità “Ultimi”

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