Dom. Lug 21st, 2019

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Il Foia propone: accesso totale agli atti della PA, come in altri Paesi

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Si elimini la necessità della motivazione d’accesso nella domanda, riformando la legge 241
di Barbara Ruggiero

Pubblica Amministrazione completamente trasparente. Diritto all’accesso agli atti di tutte le amministrazioni, a livello centrale e periferico, a prescindere da ogni motivazione. Richiesta di modifica della legge 241/1990.
La proposta – avanzata da associazioni, giornalisti e da singoli cittadini – arriverà a breve al Governo e al Parlamento. È la sintesi di quanto deciso nel corso de “La Giornata della Trasparenza” indetta presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa a Roma, nell’ambito dell’iniziativa per l’adozione di un Freedom of Information Act (sintetizzato come FOIA) anche in Italia.
I promotori dell’iniziativa sentono l’esigenza di un maggiore riconoscimento del diritto all’informazione anche in un momento di crisi grave come quello che sta attraversando il nostro Paese. Il loro “manifesto”, pubblicato su un sito on line dedicato esclusivamente alla proposta, suona un po’ come un monito: riprendiamoci in mano il nostro futuro, rivalutiamo i diritti del cittadino.
«Il nostro Paese vive uno dei momenti più difficili della sua storia: – scrivono i promotori del FOIA in Italia – la grave situazione economica nazionale ed europea e il rischio di un crollo dell’euro, l’aumento della disoccupazione, la grave crisi dei partiti, l’inefficienza e la disorganizzazione della pubblica amministrazione, la difesa degli interessi corporativi, la crescita delle diseguaglianze sociali, la corruzione, il discredito delle istituzioni. In questa situazione tutti gli italiani possono contribuire, ognuno per le proprie competenze e nei propri settori, ad affrontare i problemi che bloccano lo sviluppo della società civile e impediscono la ripresa economica».
Il Freedom of Information Act è in sintesi la legge sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione e garantisce l’accesso ai dati sia a livello centrale che periferico. È una legge che esiste nella maggior parte dei paesi democratici (in America dal 1966). In Italia, invece, ad oggi, la situazione è diversa: la legge 241/1990 prevede un accesso limitato ai documenti amministrativi, nei casi in cui il cittadino è in grado di dimostrare che la richiesta di accesso soddisfi un generale interesse pubblico.
«Quello che è esplicitamente negato dalla legge italiana costituisce la ragion d’essere della disciplina in vigore nella gran parte dei paesi occidentali» – specificano i promotori del FOIA.
Al Parlamento e al Governo si chiederà di apportare modifiche all’attuale legislazione in materia di trasparenza della Pubblica Amministrazione: dati accessibili da chiunque a prescindere dai motivi e dalle intenzioni per cui si richiede l’accesso. L’intenzione è di chiedere l’inserimento della proposta – con un testo già redatto nel corso del confronto tra costituzionalisti, esperti di pubblica amministrazione, tecnici ministeriali, giornalisti e gruppi di associazioni – all’interno del decreto Digitalia, alla sezione Open Data/e-government.
I fautori del FOIA in Italia chiedono che gli atti delle pubbliche amministrazioni siano pubblici per natura, come accade nella maggior parte dei Paesi democratici. Il testo varato propone delle modifiche alla legge 241/1990, in conformità al diritto europeo, e sancisce che il diritto di accesso agli atti compete a tutti, indipendentemente dai motivi per cui gli atti vengono richiesti, chiedendo l’abolizione degli articoli in cui la norma vigente stabilisce che l’accesso sia consentito solo agli aventi un interesse diretto, legittimo e giuridicamente tutelato.
Si chiede, dunque, l’abolizione della necessità della motivazione nella domanda di accesso (può valere anche la semplice curiosità) e il pagamento di tasse correlato.
Ma la novità principale della proposta riguarda il ruolo del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione e riguarda la richiesta di abrogazione dell’impossibilità di accedere agli atti pubblici per la sola attività di controllo dell’operato delle pubbliche amministrazioni.
Il vantaggio di apportare modifiche alla legge 241/1990 è quello di avvalersi di un’ottima giurisprudenza del giudice amministrativo che, nel frattempo, ha costruito il diritto di accesso limitando di molto le eccezioni previste.

 

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