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Il futuro è nella storia

Il futuro è nella storia
di Luigi Zampoli

La storia non riposa sulle pagine dei libri, aspettando che chi è interessato vada a leggerla e studiarla. Se qualcuno decide di liberarla da austere biblioteche e archivi polverosi, si scopre che è ancora in grado di destare un sorprendente interesse in molte persone.
Succede che in molte città italiane, negli ultimi tempi, illustri storici tengano lezioni in pubblico sui grandi fatti e sui personaggi di ogni tempo.
In un bell’articolo apparso qualche giorno fa, su Repubblica, di Giuseppe Laterza, si mette in risalto questa riscoperta del desiderio di recuperare una conoscenza perduta e di farlo non da soli, al chiuso delle proprie case, ma in una dimensione collettiva di condivisione.
Nelle principali città gli incontri con studiosi, storiografi, hanno visto la partecipazione di migliaia di persone, in teatri, auditorium, piazze; grandi spazi in cui si è radunata una folla attenta che ha ascoltato seminari di due, tre ore sugli imperatori dell’antica Roma, sui personaggi del Rinascimento, del Risorgimento, del Novecento e così via.
In fondo il passato continua a destare curiosità e voglia di conoscenza per una serie di ragioni; a volte è un antidoto alle nefaste espressioni del nostro presente, altre volte è un monito, oppure ancora assume un significato consolatorio e rassicurante.
Non è vero che la storia si ripete, ma è senz’altro vero che ha sempre qualcosa da insegnare anche quando, come già è accaduto nel nostro paese, contiene più mezze verità che certezze incontrovertibili e presenta ancora grandi misteri da decifrare.
Ascoltando una lezione di storia possiamo pensare che l’umanità una volta era senz’altro peggiore, che dopo periodi bui e difficili sono seguiti altri di rinascita e benessere, che in fondo oggi non si sta poi così male, oppure che certe cose sono sempre accadute e quindi non è il caso di scandalizzarsi più di tanto.
Il passato è un fardello gigantesco ed è più profondo di un futuro che semplicemente ancora non esiste.
Farsi carico del bagaglio della storia e partire verso l’orizzonte non sapendo esattamente cosa ci aspetta: anche questo spiega, in parte, l’interesse crescente per gli uomini e le gesta del tempo andato, senza tralasciare anche una funzione apotropaica, volta a esorcizzare quel che è di là da venire con tutto ciò che è già venuto.
La memoria, soprattutto se condivisa dal maggior numero possibile di persona, ha due aspetti: quello più paralizzante, costituito dalla tradizione, e un altro, benefico, rappresentato dallo stimolo alla ricerca non di soluzioni per gli affanni del presente, ma di comprensione delle origini da cui scaturiscono gli aspetti più deteriori della nostra contemporaneità.
Non tutto il passato è storia, il nostro spirito critico ha il compito di passare al setaccio i fatti e le loro conseguenze, senza voler per forza rinvenire analogie e coincidenze che riteniamo, a torto, utili per risolvere i problemi attuali; corsi e ricorsi storici non insegnano nulla, ma affinano la nostra capacità di interpretare un presente che muta in continuazione e spesso lo fa in modo del tutto imprevedibile, se non irrazionale.
C’è una sola lezione che la storia non smette mai di ricordarci ed è quella della precarietà, del senso del passaggio. Non bastano le grandi opere dell’uomo a garantirgli immortalità ed eternità, più di ogni altra cosa conta l’eredità immateriale, l’unica che può attraversare indenne le forche caudine del tempo.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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