Gio. Ago 22nd, 2019

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Il Garante: caso De Girolamo, è il giudice a doversi pronunciare

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Alla Privacy spettano solo valutazioni sul bilanciamento tra diritto di cronaca e dignità delle persone

Il giuramento di Nunzia De Girolamo

di Barbara Ruggiero
Il giuramento di Nunzia De Girolamo
Il giuramento di Nunzia De Girolamo

Diritto di cronaca e dignità delle persone. Il Garante per la protezione dei dati personali torna sull’argomento mai definitivamente accantonato in materia di informazione a proposito del caso De Girolamo. La vicenda di alcune intercettazioni pubblicate da Il Fatto Quotidiano che vedono protagonista il Ministro dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, ha scatenato nuovamente il dibattito sulle intercettazioni. Il Garante, in una nota di ieri, parla di «esigenza di coniugare al punto più alto  diritto di cronaca e dignità delle persone, evitando quel “giornalismo di trascrizione” che spesso finisce per violare gravemente la vita delle persone, in modo a volte irreparabile».

Sulla questione De Girolamo, pur non essendo stato formalmente chiesto fino a ieri un intervento da parte dei soggetti coinvolti, il Garante «segue con attenzione gli sviluppi della vicenda e pertanto, anche a seguito delle sollecitazioni ricevute dal ministro Gaetano Quagliariello, ritiene di dover chiarire, allo stato, alcuni aspetti».

Questa mattina, a mezzo stampa, è arrivata la denuncia della De Girolamo: «Predisporrò un esposto in relazione alla captazione illecita di conversazioni registrate abusivamente e alla loro divulgazione attraverso i mezzi di informazione» – ha detto al Corriere della Sera il ministro. Mentre – ha spiegato ancora – ai suoi avvocati spetterà il compito di «chiarire le responsabilità di tutti coloro che con atti e fatti gravemente lesivi della mia privacy hanno tentato di ledere la mia immagine e la mia onorabilità».

Ma il Garante, sollecitato da Quagliariello, si era espresso già ieri con una nota.

«In primo luogo – scrive il Garante della Privacy – da quanto può evincersi dalle notizie di stampa, la conversazione pubblicata sembrerebbe essere stata registrata da uno degli interlocutori e la rilevanza penale di tale condotta, che sembrerebbe peraltro da escludersi, non è ovviamente oggetto di sindacato da parte di questa Autorità. Come spetta, del resto, alla magistratura e  non certo al Garante la valutazione della rilevanza, liceità e quindi ammissibilità dei messi di prova prodotti in giudizio, anche qualora contengano, come in questo caso, dati personali. Ed è parimenti riservata al giudice la valutazione della eventuale rilevanza penale (in termini di violazione del segreto investigativo o di pubblicazione arbitraria) della pubblicazione di atti del procedimento».

«Al Garante è assegnato un compito diverso, ma non meno importante per una società democratica: la vigilanza, anche in ordine a notizie caratterizzate da interesse pubblico, sul rispetto del principio di essenzialità dell’informazione, quale presupposto fondamentale del corretto bilanciamento tra dignità della persona e diritto di cronaca. Va peraltro rilevato che il diritto alla riservatezza ben potrebbe ricevere maggiore tutela, anche in relazione a ipotesi quali quelle in esame, in virtù di idonee fattispecie che il Parlamento dovesse, eventualmente, ritenere di introdurre nell’ordinamento».

Sul tema è tornato anche Franco Abruzzo, decano dei giornalisti della Lombardia, dalle colonne del suo sito, un punto di riferimento per il settore dell’informazione. Abruzzo ha prontamente ricordato un intervento della Corte di Cassazione del 2011 – a ulteriore chiarimento del Codice tuttora in vigore – che stabilisce «che non è illecito registrare una conversazione perché chi conversa accetta il rischio che la conversazione sia documentata mediante registrazione, ma è violata la privacy se si diffonde la conversazione per scopi diversi dalla tutela del diritto proprio o altrui». Due articoli del vigente Codice della Privacy «dispongono che i reati ivi previsti sono punibili soltanto “se dal fatto deriva nocumento”.

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