Il gaudio evangelico delle opere e della misericordia

Il gaudio evangelico delle opere e della misericordia
di Luigi Rossi

semana-27-3Il Vangelo “sine glossa” è una necessità per porre riparo ai condizionamenti del tempo, ma anche una esperienza che produce grande gioia perché è l’unica risposta che veramente può soddisfare l’uomo, tutto l’uomo.
Papa Francesco, nel suo documento programmatico per il pontificato Evangelii Gaudium, intende sollecitare proprio questa riflessione.
La Chiesa, alla quale egli si rivolge con questa esortazione apostolica di 220 pagine divise in cinque capitoli, è immaginata decisamente policentrica, impegnata in una coerente opzione per i poveri, e traboccante di gioia, termine utilizzato ben 59 volte.
Nel primo capitolo, Francesco invita la Chiesa ad uscire dai propri confini ed aggiornarsi nel linguaggio, che sovente risulta ostico. Nel secondo, il papa sollecita ciascuno ad accettare le sfide del mondo d’oggi senza complessi d’inferiorità, nella consapevolezza che i credenti sono guidati dal Maestro ed illuminati dallo Spirito Santo. Ecco perché ogni battezzato deve sentirsi coinvolto nell’annuncio, come spiega il pontefice nel terzo capitolo. L’evangelizzazione diventa efficace quando l’impegno di ciascuno, come singolo e nella comunità, contribuisce a promuovere, attraverso il dialogo, la pace e la dignità umana, soprattutto tra i più poveri; argomenti questi che affronta nel quarto capitolo. Nell’ultimo Francesco ricorda a tutti che il nostro impegno deve essere innanzitutto quello di fedeli che si riconoscono alla presenza di Dio, pronti a rivolgersi a lui tramite una preghiera costante ed intensa, ad imitazione di Maria.
L’evangelizzazione auspicata o “la conversione pastorale e missionaria” della Chiesa induce il papa ad esercitare in modo nuovo il primato petrino. A questo fine egli intende promuovere, come ha raccomandato il Concilio Vaticano II, la collegialità ed introdurre altre riforme per valorizzare il ruolo dei laici e delle donne anche nel processo decisionale. “Ciò che intendo qui esprimere ha un significato programmatico e dalle conseguenze importanti”, come il raggiungimento di un “improrogabile rinnovamento”, precisa il pontefice, per mezzo di “un salutare decentramento” di alcune competenze a favore delle chiese nazionali in quanto “un’eccessiva centralizzazione complica la vita della chiesa e la sua dinamica missionaria”.
Del resto, con molta umiltà e concretezza, nel documento si sostiene che “Non è opportuno che il papa sostituisca gli episcopati nel discernimento di tutte le problematiche dei loro territori”. Inoltre, la riduzione di responsabilità del governo centrale può contribuire a ridimensionare gli apparati burocratici romani, appesantiti da una prassi che favorisce disfunzioni e allontana i vertici della Chiesa dalla pratica di una visibile e credibile povertà, in grado di assecondare la definitiva opzione per i poveri.
L’invito del pontefice può determinare ulteriori sviluppi in un campo dove di recente si sono registrate sperequazioni e gravi ingiustizie. Francesco, infatti, individuata negli insopportabili egoismi la causa della crisi che attanaglia ed ostacola lo sviluppo nel mondo, sollecita “una riforma finanziaria che non ignori l’etica” .
Ma non si limita a ciò; egli auspica anche “Un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici” perché si possa creare una convergenza di azioni per trasformare la mentalità di chi gestisce i poteri forti nella consapevolezza che “Il denaro deve servire e non governare” e “alla dittatura di una economia senza volto e senza scopo veramente umano” deve sostituirsi una società più giusta ed umana, dove finalmente possa trionfare la civiltà dell’amore. E la Chiesa, nel solco di questo processo di evangelizzazione, deve dare un chiaro esempio: Francesco incita con vigore ecclesiastici e religiosi a bandire “Comodità, carriera, denaro” e a “modificare il modo di parlare con la gente” in favore di un “linguaggio efficace e semplice”.
Il papa, cosciente di aver usato parole forti, nella sua francescana semplicità non ha difficoltà a scrivere: “Se qualcuno si sente offeso dalle mie parole, gli dico che le esprimo con la migliore delle intenzioni, lontano da qualunque interesse personale o ideologia politica. Mi interessa fare in modo che chi è individualista possa liberarsi da quelle catene”. Tutti sono invitati ad essere “Audaci” e “creativi” nella consapevolezza che “il Vangelo riempie la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù e da lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento”.
Nell’esortazione apostolica Francesco ripropone a ciascuno la freschezza del Vangelo annunziato da una Chiesa che “è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre”, ad avere “le porte aperte” perché “mossa da un desiderio inesauribile di offrire misericordia”. Perciò non deve esitare ad uscire dai propri confini e porsi decisamente “in cammino” per “annunciare il Vangelo” ed esaltare “lo sguardo del Buon Pastore”. Questi “non giudica”, invece “ama” anche i “più lontani”, rimasti incatenati nelle periferie estreme della vita. Ecco perché, seguendo il comando del Signore, occorre andare agli “incroci delle strade per invitare gli esclusi”, nella consapevolezza che esiste “una gerarchia della verità” dalla quale emerge che “le opere di amore al prossimo” costituiscono la “manifestazione più perfetta” della fede; di conseguenza, la “opzione per i poveri” diventa per la Chiesa una cogente “categoria teologica”.
Ne deriva la consapevolezza che “ci sono altre porte che non si devono chiudere”. Francesco ritiene che non è più consentito rispondere ai problemi che con urgenza si impongono all’attenzione della Chiesa con un NO, giustificato da un “tanto si è fatto sempre così”. Queste parole sono un’inaccettabile mistura di clericalismo e di immobilismo che deve essere cancellata per dare una scossa esistenziale ai cattolici, a partire dai vertici ecclesiastici ai quali è richiesto innanzitutto l’esempio.
È vero, persistono principi irrinunciabili per i quali non è consentito cedere alla società liquida. Del resto, se è indubbio che, quando si parla di aborto o di eutanasia, a ben riflettere, “Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana”, è anche vero che la Chiesa ha “fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure”. Francesco invita ognuno ad interrogarsi sulla propria disponibilità e capacità ad aiutare chi si trova in situazioni di questo tipo.
Allora, come ha affermato il Risorto accendendo la nostra speranza quando ha detto “Io faccio nuove tutte le cose”, apriamo i cuori a questo coinvolgente invito: “Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, far parte della comunità, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi” perché soprattutto agli scoraggiati, a chi si sente peccatore, ai delusi, a chi si percepisce indegno o è frustrato per l’accumularsi di sconfitte nelle sue esperienze esistenziali occorre ricordare che anche l’Eucarestia “non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”.
Che l’Evangelii gaudium ci accompagni in queste quattro settimane di preparazione al Natale perché, alzando la testa e prendendo consapevolezza di essere figli di Dio e non schiavi del male, possiamo incontrare la Luce che irradia e riscalda la nostra speranza.

redazioneIconfronti

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