Il “giallo” (ma non troppo) della Scala che snobba Verdi

Il “giallo” (ma non troppo) della Scala che snobba Verdi
di Alfonso Liguori

Il 7 dicembre, Sant’Ambrogio, si avvicina, e con esso l’inaugurazione del Teatro alla Scala, uno dei teatri lirici più importanti del mondo, certamente il più importante d’Italia e d’Europa.
Il 2013 è bicentenario della nascita sia di Verdi che di Wagner. Molte stagioni italiani hanno scelto di iniziare con Verdi, ad esempio il San Carlo di Napoli che apre stasera con “La traviata” (direttore Mariotti, regia Ozpetek), o l’Opera di Roma che ha inaugurato il 27 novembre con “Simon Boccanegra”, direzione Riccardo Muti.
Ci si aspettava che anche la Scala facesse lo stesso, che il “teatro di Verdi” scegliesse il suo figlio migliore. E invece no. Il direttore musicale Daniel Baremboim e il sovrintendente Lissner, hanno deciso per Wagner.
Il tempio milanese ha aperto nel 2009 con Bizet (Carmen), nel 2010 con Wagner (La Valchiria), nel 2011 con Mozart (Don Giovanni), allestimenti tutti sotto la direzione di Baremboim. L’ultima apertura verdiana è del 2008, con “Don Carlos” a guida della italica bacchetta Daniele Gatti.
Era ovvio (ovvissimo!) attendersi che quest’anno il posto d’onore spettasse al Maestro di Busseto, ma non è stato così: signore e signori, si apre con il Lohengrin!
In questi giorni è scoppiata la polemica. Giornali e tv (quelli che ancora danno un minimo di spazio alla cultura) carichi di articoli e dichiarazioni.
Il Presidente della Repubblica, che abitualmente presenzia alla serata di Sant’Ambrogio, ha comunicato che stavolta non ci sarà, e questo dopo essere stato all’apertura del Maestro Muti.
Polemiche, sospetti, italianità tradita, gesti letti in maniera simbolica… fino al punto che Napolitano è si è visto costretto a inviare alla Scala una lettera in cui spiegava i motivi della sua defezione. La trovate sul sito del teatro.
Tutto giusto, tutto coerente, tutto logico, tutto italiano? Tutt’altro!
La tempistica ci racconta sempre cose interessanti.
La Scala presenta la sua stagione il 20 aprile. L’inaugurazione wagneriana sconcerta subito i melomani e gli osservatori attenti. Bastava andare sulla pagina Facebook del teatro per leggere i primi, delusi, arrabbiati e ironici commenti. Sulle grandi testate… poco o nulla.
Il 27 novembre, l’Opera di Roma inaugura con Muti e il suo “Simon Boccanegra” riscuotendo un successo a dir poco straordinario ed una unanimità di consensi commovente. Si può affermare, senza tema di smentita, che l’attenzione dei melomani mondiali è tutta su Roma, sul Maestro “apulo-lucano” (come lui ama definirsi), e sul suo Verdi.
L’amore sciupato tra Muti e la Scala è noto a coloro che seguono le vicende della lirica italiana. Facile per i malpensanti mettere in confronto-scontro i due elementi: “Guarda che si è perso La Scala!”.
Vero o no (e io credo che non sia vero), la macchina mediatica del teatro milanese si mette in moto: necessita riattirare l’attenzione. Ed ecco che la polemica infuria sui quotidiani.
Siamo proprio nell’ottica del “facile”. E viene in mente la favole che si raccontava quando uscivano i film osè di Tinto Brass, che ci fosse un pretore suo amico il quale regolarmente, alla loro uscita, sequestrava le pellicole. Notiziona sui giornali, periodo di polemiche, dissequesto del film, incassi ai botteghini.
Forse, la domanda vera da farsi è un’altra, quella che serpeggia nei corridoi del teatro milanese e dei teatri italiani, e che sussurrano circospetti molti musicisti: “Non sarà che dal punto di vista della drammaturgia musicale Verdi è ben più difficile di Wagner? Ma Baremboim è capace di fare Verdi?”
Si attendono risposte, in teatro!

redazioneIconfronti

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