Mer. Lug 17th, 2019

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Il giornalismo racconti gli esclusi e non il GF, negli Usa già lo fa

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Meno gossip e ossequio ai potenti, l’informazione con Internet dia spazio alle marginalità

Foto: il post.it

di Vincenzo Pascale
Foto: il post.it

Gay Talese, un eccentrico giornalista-scrittore di origini italiane è considerato il padre del cosiddetto new journalism. Un suo articolo pubblicato nel 1966 dalla rivista Esquire dal titolo Frank Sinastra has a cold (Frank Sinatra ha il raffreddore) è indicato dai critici del settore come l’articolo che ha segnato uan spartiacque nel giornalismo americano. In effetti, Gay Talese, scrittore di talento, riuscì ad inventarsi una rappresentazione verosimile del mito Frank Sinatra, senza mai averlo intervistato. Prima di lui il ben noto Truman Capote aveva aperto il giornalismo al racconto di cronaca nera, costruendo un volume e lunghi articoli sulla psicologia di efferati criminali. Durante gli anni sessanta e settanta noti scrittori del calibro di Norman Mailer, Tom Wolf hanno arricchito la schiera del cosiddetto new journalism. I loro articoli – sempre ben pagati – aprirono un nuovo spazio al giornalismo. Uno spazio sino ad allora fuori dal main stream del giornalismo classico. Insomma, questi giornalisti-scrittori andarono a scovare fenomeni emergenti, spesso marginali, ai limiti della legalità, e li portarono all’attenzione della stampa nazionale americana: sempre attenta a non alterare equilibri di potere considerati cementati. Ad esso si affiancò la televisione, capace di portare la notizia – sebbene ben preparata – nelle case di milioni di spettatori. Nel Nord East degli Stati Uniti poco si sapeva della segregazione negli Stati del Sud ancora meno della ferocia della Guerra del Vietnam. Furono le immagini di queste realtà del Paese a scuotere violentemente l’opinione pubblica americana. Marginalità portata nel main stream della stampa nazionale, immagini di povertà interna ed efferatezze belliche destarono il Paese da un innocente sonno di tranquillità. Da allora, si dice, l’America non è stata più la stessa, ha perduto la sua innocenza: ha scoperto la violenza interna e la ferocia militarista. Certamente da allora l’America è un Paese più democratico, più aperto alla pluralità, sino a portare un Presidente di colore alla Casa Bianca. La stampa ed I media sono il pilastro di questa democrazia.
Un incipit posto all’ingresso dell’edificio del quotidiano Chicago Tribune a Chicago recita: “La democrazia di un Paese non può essere assicurata senza la libertà di stampa”. Idea che non possiamo non sostenere, ma bisogna anche ricordare la lezione del new journalism. Alcuni audaci scrittori e giornalisti ebbero il coraggio di scrivere e parlare di coloro che vivevano ai margini della società di coloro che venivano mandate a morire in Vietnam. Le guerre sono passate. Se davvero il giornalismo italiano vuole uscire dalla secca nella quale si è cacciato adotti la lezione americana: guardi ai fenomeni marginali, agli esclusi a coloro che non concorrono per il Grande Fratello. Questa volta c’è dalla parte dei giornalisti uno strumento ancora più incisive della televisione: Internet.

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