Il “giovanilismo” che non salva il paese

Il “giovanilismo” che non salva il paese
di Beatrice Benocci
Renzi tra rottamazione e promesse tradite
Renzi tra rottamazione e promesse tradite

L’idea che un colpo di spugna si possa cancellare un’intera generazione per dare spazio a scalpitanti trentenni è quanto di peggio possa essere proposto dall’attuale classe politica. Questo tipo di messaggio che ormai sta dilagando un po’ ovunque non crea altro che conflitto sociale prima che generazionale. È opportuno fare un passo indietro. Quattro anni fa Matteo Renzi parlava di rottamazione, sottolineando molto bene che non si trattava di un fatto di età, bensì di inadeguatezza di una classe politica che aveva finito con il portare alla totale stasi questo paese. In molti abbiamo condiviso questo concetto, consapevoli che il problema non risiedesse nel berlusconismo, ma abbracciasse tutto il panorama politico italiano (conferma ne sono ancora oggi gli scandali che occupano le pagine dei giornali). Rottamare il malcostume italiano era ed è sacrosanto. Ma cosa è successo in questi anni? Il concetto di rottamazione generazionale si è insinuato nelle nostre vite, avvalorato dalla tesi che la generazione dei quarantenni, di cui faccio parte, non ha prodotto reddito o cambiamento, né aiutato il paese, bensì sia rimasta a guardare. In realtà, vorrei ricordare con forza, che proprio questa generazione ha contribuito enormemente, nonostante la precarietà (scuola, università), il lavoro a tempo determinato e la consulenza (amministrazioni pubbliche), a mandare avanti questo Stato; questa generazione, nella più totale inerzia della classe politica, ha contribuito a rendere questo paese un luogo green, ha cercato di risanare il mondo agricolo, ha continuato a produrre reddito attraverso la piccola e media impresa. Soprattutto, questa generazione è stata quella dell’accoglienza, della tolleranza, della solidarietà, tradotta nel grande panorama del terzo settore.

Sicuramente i quarantenni hanno delle forti responsabilità a partire dal fatto di non aver voluto sporcarsi le mani con la politica. In questo Renzi continua ad avere ragione. Un’altra responsabilità è stata quella di non aver costruito reti e luoghi di confronto e dialogo. Autoescludendosi dal dibattito pubblico, questa generazione ha lasciato che la deriva che aveva preso il paese, ormai incapace di riformulare il confronto politico, andasse avanti e producesse i mostri di oggi.

Il rischio che stiamo correndo – nel momento in cui la rottamazione è sfuggita di mano a Renzi e si è trasformata in una sorta di renzismo giudicante ed escludente – è che venga a mancare il patto tra generazioni, unico strumento in grado di creare pace sociale, salvaguardare il patrimonio di consapevolezza ed esperienze acquisite e portare il paese verso il rinnovamento culturale ed economico di cui ha bisogno.

redazioneIconfronti

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