Dom. Lug 21st, 2019

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Mancano i soldi per riesumare la salma di Gianni Baget Bozzo

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Il Gip ordina l'accertamento, ma la spesa (5000 euro) non consente di effettuarlo

Il corpo di Gianni Baget Bozzo, il sacerdote e politologo genovese amico di Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, dovrà essere riesumato. Lo ha deciso il gip accogliendo la richiesta della procura. Ciò avverrà nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del sacerdote, aperta per fare luce sul suo testamento. I beni di don Baget Bozzo sono andati tutti al suo medico curante, Patrizio Odetti, indagato per omicidio colposo. La riesumazione avverrà a spese dei familiari di don Gianni perché il tribunale non ha soldi. La vicenda è raccontata da “Il Secolo XIX”. Il costo è stimato in 5000 euro e l’operazione è rinviato al prossimo anno. Gianni Baget Bozzo, morì l’8 maggio 2009 a 84 anni, nella sua casa di Carignano, stava male da giorni. Il medico, Patrizio Odetti, successore testamentario, diagnostica solo una indigestione. Nella perizia di parte, viene scritto che «era prudenza e diligenza ricorrere al ricovero». La procura vuol capire se Odetti sottovalutò la situazione e perché. Il sacerdote, salvato da un tumore grazie ad una diagnosi tempestiva del medico, decise nel 2000 di lasciargli tutti i suoi averi, consegnando un foglietto nelle mani del notaio Rosaria Bono, ma poi – scrive Il Secolo XIX – avrebbe redatto un nuovo testamento svanito nelle fasi concitate e successive alla morte. «Lo scandalo è che lo Stato non abbia i soldi per pagare la riesumazione della salma». Così l’avvocato Elio Di Rella commenta la vicenda degli accertamenti sulla morte di Baget Bozzo. Secondo alcuni parenti del sacerdote, Baget Bozzo non fu assistito in modo adeguato dal medico che avrebbe diagnosticato una semplice indigestione. I parenti fecero un esposto e ora il pm Luca Scorza Azzarà ha chiesto un incidente probatorio con la riesumazione della salma per accertare la causa della morte, mentre Odetti è indagato per omicidio colposo. Il gip Maria Franca Borzone ha acconsentito «e ora – dichiara Di Rella – assistiamo al paradosso che lo Stato non ha le risorse per assicurare la giustizia. L’amministrazione ha spiegato che fino al prossimo stanziamento in aprile – maggio non è possibile fare fronte alla richiesta dell’impresa di pompe funebri che per la riesumazione chiede 5.000 euro».

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