Mer. Giu 19th, 2019

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Il giudice reintegra gli operai Fiom e la Fiat minaccia Cig

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L'ordine per l'azienda comporterebbe il contemporaneo ricorso alla cassa integrazione o alla mobilità

La Corte d’appello di Roma ha respinto il ricorso presentato da Fiat sui 145 lavoratori iscritti alla Fiom allo stabilimento di Pomigliano d’Arco, condannandola a riassumerli. L’ha dichiarato la Fiom. L’azienda, dunque, dovrà reintegrare i 145 operai del sindacato metalmeccanico della Cgil. E l’azienda torinese, nel pomeriggio, ha annunciato che il reintegro dei 145 dipendenti legati al sindacato Fiom farebbe scattare Cassaintegrazione e mobilità per altri lavoratori.
Secondo quanto spiega l’avvocato della Fiom Franco Focareta «la Corte d’Appello con la sua decisione ha rafforzato l’ordinanza del giudice di primo grado, accogliendo il ricorso della Fiom e dando anche un ordine specifico di riammissione dei 19 lavoratori che hanno fatto ricorso in primo grado assieme al sindacato». Inoltre, ha precisato il legale, «la Corte dà ordini dettagliati» alla Fiat per il piano di reintegro che è «immediatamente esecutivo». Lo scorso 21 giugno il Tribunale di Roma aveva condannato la Fiat per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano disponendo che 145 lavoratori con la tessera del sindacato di Maurizio Landini venissero assunti nella fabbrica. Alla data della costituzione in giudizio alla fine di maggio su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom. Ad agosto la Corte d’appello aveva giudicato “inammissibile” la richiesta della Fiat di sospendere l’ordinanza di assunzione per i 145 iscritti alla Fiom riconoscendo una discriminazione ai danni del sindacato nelle riassunzioni dei dipendenti dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco.
Intanto, l’azienda torinese smentisce le notizie di stampa relative ad un “Piano Marchionne” e fa sapere: «Gli articoli pubblicati dai quotidiani ‘Il Messaggero’ e ‘Il Mattino’ circa un presunto ‘piano Marchionne’, che sarebbe annunciato il prossimo 30 ottobre, sono frutto di illazioni giornalistiche, prive di qualsiasi fondamento». A comunicarlo è un portavoce della Fiat.
E da Salerno, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, nel corso della conferenza stampa tenuta stamani prima dell’inizio dei lavori del consiglio generale della Cisl Campania, ha riferito: «Marchionne ci ha assicurato che nessuna fabbrica chiuderà in Italia. Ci incontreremo di nuovo il prossimo 30 ottobre», un incontro per esaminare «il programma che la Fiat intende portare avanti opificio per opificio». «Il fatto che la Fiat non chiuda in Italia – ha detto Bonanni – per noi è un fatto positivo». Continuando ancora: «Il problema qui non é il costo della manodopera, anche perché i livelli di retribuzione sono quasi polacchi se non addirittura romeni». «Quando qualcuno vuole investire qui – ha detto Bonanni – deve fare i conti con la camorra, con servizi inefficienti e costosi, con tasse locali superiori al nord del Paese».
Ma l’azienda non demorde, prima annuncia che sta valutando il ricorso in Cassazione e poi, illustrando le potenziali conseguenze della sentenza della Corte d’appello di Roma, la Fiat si richiama «a quanto dichiarato il 30 giugno scorso a commento della sentenza di primo grado». L’esecuzione dell’ordine, si faceva notare, «al di là della complessità del processo di selezione dei singoli, causerebbe gravi distorsioni nell’attuale contesto operativo. Il numero dei dipendenti è ad oggi più che adeguato a far fronte alle attuali esigenze di mercato. Qualsiasi ulteriore assunzione comporterebbe il contemporaneo ricorso alla cassa integrazione, se non a procedure di mobilità, nel caso in cui la cassa integrazione non fosse disponibile, per un numero di dipendenti corrispondente a quello dei nuovi assunti, inclusi probabilmente alcuni provenienti dal gruppo dei 145 appena assunti in esecuzione all’ordinanza del Tribunale». La Società si diceva «fermamente convinta che l’esecuzione dell’ordinanza arrecherebbe un danno irreparabile all’attuale contesto lavorativo» a Pomigliano. Le considerazioni di allora, evidenzia oggi Fiat, «risultano ancor più valide oggi, alla luce del fatto che l’azienda è già stata costretta a far ricorso negli ultimi mesi alla cassa integrazione per un totale di 20 giorni lavorativi, a causa della situazione del mercato automobilistico europeo».

1 thought on “Il giudice reintegra gli operai Fiom e la Fiat minaccia Cig

  1. Se si conferma anche in Cassazione questo obbligo alla riassunzione a Pomigliano degli iscritti a CGIL, è la volta che Marchionne chiude prima Pomigliano e poi anche altri stabilimenti in Italia. Poi i cgiellini vadano a mangiare in casa di Landini e Airaudo, mogli e figli a seguito. Se potessi in Italia far sparire qualcosa spingendo un pulsante, non ci penserei due volte ad eliminare la CGIL. La Camussa e i suoi lacchè son talmente “gnocchi” che non hanno capito che questa e’ la loro “vittoria di Pirro”. Quindi forse non c’è bisogno del pulsante, basta aspettare qualche anno e la GCIL sparirà.

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