Mer. Giu 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il Governo avverte: senza taglio delle Province è caos istituzionale

3 min read
Per l'esecutivo ci saranno gravi conseguenze da uno stop al riordino di questi enti

«La mancata conversione del dl sulle Province comporterebbe una situazione di caos istituzionale»: il giorno dopo l’annuncio del Pdl di voler porre in aula al Senato, mercoledì, la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto, il Governo lancia un allarme sulle conseguenze di uno stop al riordino di questi enti. E il relatore pidiellino del provvedimento, Filippo Saltamartini, che ieri aveva dato fuoco alle polveri preannunciando la mossa del suo partito in aula, oggi fa sapere che «il Pdl valuterà bene le ricadute» delle decisioni non volendo «figurare come capro espiatorio». A mettere in guardia sulle conseguenze di uno stop al decreto è uno studio del Dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica, che è stato inviato ad alcuni senatori. Innanzitutto, oltre ai mancati risparmi, ci sarebbe «la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato». Si tornerebbe infatti al decreto Salva Italia, «i perimetri e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali (“rinascono” 35 province) e verrebbe meno l’individuazione delle funzioni “di area vasta” come funzioni fondamentali delle province». Di conseguenza, «le Regioni dovrebbero emanare entro la fine di quest’anno leggi per riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni stesse» e ciò comporterà, secondo gli esperti, la «devoluzione delle funzioni alle Regioni con conseguente lievitazione dei costi per il personale (quello regionale costa più di quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l’esercizio delle funzioni». Ma non basta: secondo lo studio, si aprirebbe «un periodo di incertezza per l’esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini (come manutenzione di scuole superiori e strade, gestione rifiuti, tutela idrogeologica e ambientale)», si porrebbe poi «una questione finanziaria legata al problema dei mutui contratti dalle province con banche e Cassa depositi e prestiti» e ci sarebbero problemi su trasferimento del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili. Ancora, le città metropolitane resterebbero «istituite solo sulla carta e la loro operatività sarebbe ostacolata da una serie di fattori». Interviene di nuovo anche il ministro della P.A. Filippo Patroni Griffi, che oggi ribadisce come lo stop al dl comporterebbe «una serie di problemi operativi sul piano delle funzioni per i cittadini nonché di raccordo normativo con la legge di spending e il decreto Salva-Italia» e ammonisce: «il Governo dovrà attentamente valutare la presentazione di una pregiudiziale da parte di un partito di maggioranza e le conseguenze sull’ulteriore iter della legge di conversione». Il Pdl contrattacca chiedendo al Governo, per bocca di Saltamartini, di dimostrare «con i dati» quali risparmi porterebbe la riforma e insistendo sulle criticità del dl: dall’«impatto sulla funzionalità di prefetture e questure» ai problemi «derivanti dall’accorpamento tra province con politiche diverse ad esempio in materia di rifiuti». Consapevoli che «se il Pdl decide di bocciare il dl si dirà che la casta ha voluto difendere le province, ma se l’approviamo le ricadute saranno pesantissime». Conclusione: si valuterà con attenzione quale posizione prendere in aula, «anche per non diventare il capro espiatorio della situazione». Intanto Legautonomie difende il dl, «l’unica riforma istituzionale della legislatura fortemente voluta dai cittadini», mentre l’Upi esulta: «Finalmente è chiaro che le Province hanno un ruolo indispensabile nel sistema istituzionale del Paese per i servizi essenziali che svolgono ai cittadini. Come ‚ chiaro che queste funzioni non possono essere svolte né dalle Regioni né dai Comuni».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *