Il governo dei banchieri e la favola dei tagli alla politica / nero

Il governo dei banchieri e la favola dei tagli alla politica / nero
di Gigi Casciello

Con quella faccia un po’ così ed una parola “buona” per tutti, Mario Monti crede davvero di aver convinto ciascuno sui tagli alla politica. Come se per ripulire la politica italiana dalla vergogna degli sprechi bastasse rinviare al compimento dei 66 anni il vitalizio per gli ex consiglieri regionali o delegare le Regioni al taglio del numero dei consiglieri. La verità è che il governo dei tecnici e dei banchieri anche su questo punto ha fatto poco e male.
In fondo il premier italiano è solo l’altra faccia dell’antipolitica, più “tecnica” e qualificata rispetto a quella rappresentata dai Grillo, i De Magistris ed il sempre più folto esercito dei moralisti del giorno dopo. Monti è stato suggerito, voluto dall’alta finanza, dalla Bce e dal governo tedesco alla presidenza del Consiglio (il punto è questo, il resto è chiacchiera da bar) non solo per mettere a posto i conti, a tutti i costi, ma per creare le condizioni di blocco delle reazioni dei ceti popolari e della media borghesia ai limiti della sovranità dello Stato italiano e di quella popolare. E come si fa se non demonizzando e delegittimando una politica che di suo ci aveva già messo l’inadeguatezza della propria classe dirigente? Ma non sarebbe bastato se tale inadeguatezza e voracità di molti (ieri le presunte tangenti della sanità milanese, oggi le ruberie dei Fiorito e le spese allegre dei gruppi consiliari regionali di mezza Italia) se non fosse stata mossa nei confronti della gente la leva della paura di perdere tutto dopo aver già visto crollare la propria capacità di acquisto: i risparmi e persino il lavoro.
E, purtroppo, per Monti è stato e sarà un gioco da ragazzi perché è tale l’impresentabilità della classe politica, tra chi cerca di riciclarsi o di proporsi come non è mai stato e chi punta ad accreditarsi come se fino ad oggi si fosse occupato di coltivazione di gerani invece che beneficiario di potere e sottopotere, che risulta improbabile difendere il diritto di scegliere chi debba governare questo paese invocando un ruolo degli attuali partiti.
I primi a capirlo sono stati Fini e Casini che non a caso si appellano ad un Monti-bis dichiarando di fatto la propria incapacità ma poi, e val la pena ripeterlo, davvero si crede che questo Paese possa essere rimesso in sesto senza un aiuto esterno (una sorta di piano Marshall) e solo con una politica di rigore?
Ma poi, a proposito di rigore, che fine ha fatto la riforma per i compensi ai manager pubblici? Non quel pannicello caldo dei presunti tetti di retribuzione ma una riforma vera.
Forse che non abbia inciso sui disastri italiani anche la generosità mostrata per gli emolumenti a personaggi come Alessando Profumo che ha incassato da Unicredit 40 milioni di euro (non c’è nessun errore, sono proprio quaranta) come liquidazione? Sì, lo stesso Profumo che invocava una patrimoniale da quattrocento miliardi per lo Stato Italiano.
E Monti è sicuramente più in sintonia con Profumo che con il piccolo imprenditore, della Brianza come della Lucania, che non sa come pagare Equitalia, che si sente mortificato nell’anima perché non è più in grado di versare gli stipendi ai dipendenti, perché avverte la fine di un mondo nel quale la globalizzazione ha reso tutti solo illusoriamente più liberi ma autenticamente più poveri. Così oggi ci raccontano la favola dei tagli alla politica ed il popolo plaude. Ma lo fa esasperato più dall’inconsistenza di una classe politica nei confronti della quale ha già da tempo patito la condizione dell’abbandono che per le ruberie diffuse. A chi ha messo in atto questa strategia interessa poco il motivo della reazione, l’importante è consolidare l’idea che comunque vada alle elezioni del2013 sarà indispensabile affidarsi di nuovo Monti. È questo l’unico e immediato obiettivo del “sistema” per non morire, del potere invisibile della finanza internazionale al fine di limitare i danni della partecipazione democratica.
Serve altro per non restare ripiegati su se stessi? Serve altro per dare vita a un vero e collettivo movimento di opinione che parta da una non più sostenibile insofferenza del vivere così? No, non serve. Non deve servire altro.

redazioneIconfronti

Un pensiero su “Il governo dei banchieri e la favola dei tagli alla politica / nero

  1. tranne che sul passaggio che riguarda grillo o de magistris, che queste cose, sopra tutto grillo, le predicano da tempo, e quelli del M5S le mettono anche già in pratica, concordo con il direttore gica.
    aggiungerei che siamo di fronte ad un decreto… bisognerà vedere cosa diventerà quando sarà convertito definitivamente in legge. la politica ci metterà le mani? farà o pretenderà cambiamenti? si salveranno quelli da salvare?
    fumo, è solo fumo negli occhi, da un lato; dall’altro è un altro passo verso l’abbattimento della democrazia che resta l’impedimento primario per le grandi elites finanziarie al perseguimento dei loro fini: affari!

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