Gio. Giu 20th, 2019

I Confronti

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Il guevarista doroteo ed il magistrato Narducci

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Volano gli stracci. Tra il sindaco De Magistris (foto) ed ormai l'ex assessore Giuseppe Narducci è rottura personale e politica. E non poteva essere che così. Diversi gli uomini, opposte le culture, antagoniste le strategie. De Magistris è un politico per nulla populista, ma erede di quel movimentismo di sinistra utopico dei figli della borghesia delle professioni vomerese. Quando erano ragazzi militavano nei gruppuscoli della sinistra extraparlamentare. Il Pci gli andava stretto, troppo serio, troppo lavoro politico, troppa disciplina.
di Emiddio Novi

Volano gli stracci. Tra il sindaco De Magistris (foto) ed ormai l’ex assessore Giuseppe Narducci è rottura personale e politica. E non poteva essere che così. Diversi gli uomini, opposte le culture, antagoniste le strategie. De Magistris è un politico per nulla populista, ma erede di quel movimentismo di sinistra utopico dei figli della borghesia delle professioni vomerese. Quando erano ragazzi militavano nei gruppuscoli della sinistra extraparlamentare. Il Pci gli andava stretto, troppo serio, troppo lavoro politico, troppa disciplina. Tra Narducci e De Magistris la differenza è tutta in due parole: De Magistris cerca di coniugare il termine rivoluzione con quello di legalità. Due termini inconciliabili tra loro. Ma la rivoluzione di De Magistris, questo è il fatto che ha mandato in bestia il magistrato Narducci, ricorda quella dorotea tutta mediazioni, clientelismo organizzato ed accordi con i poteri forti della città. Narducci invece è un magistrato tutto di un pezzo, persino nella fisicità, non è certo un Torquemada, ma è una persona coerente. Per lui il termine legalità non è uno slogan per lucrare voti e per farsi eleggere e cambiare vita. Per lui legalità non significa coltivare quotidiane gestualità antimafia e praticare quotidiani comportamenti che privilegiano le illegalità organizzate e le zone grigie dei rapporti con i potentati economici. Narducci voleva difendere i diritti della collettività e dei singoli e non gli interessi dei prepotenti e degli invadenti. A quanto si capisce nel contrasto irrimediabile tra il sindaco ed il suo assessore c’è soprattutto una questione che riguarda la trasparenza e l’imparzialità. Soprattutto in termini di assunzioni e di rapporti con l’imprenditore Romeo. Se De Magistris non fosse sindaco di Napoli ed ex magistrato probabilmente già sarebbe stato investito da una raffica di inchieste giudiziarie. E probabilmente il magistrato Narducci sarebbe stato promotore di quelle inchieste. Ed allora non poteva essere che rottura. Soprattutto tra un doroteo col basco di Che Guevara ed un magistrato che si illudeva di introdurre nella gestione del Comune di Napoli le modalità proprie di una moderna città europea. A Napoli il ripristino pieno delle regole, Narducci lo ha capito a sue spese, non si porta dietro popolarità e consensi. Chi non accetta dinamiche consolidate di gestione politica non può illudersi di permanere a lungo nei palazzi del potere. De Magistris, invece, si appresta a seguire il percorso che fu di Bassolino. E’ stato eletto dal voto di una minoranza di napoletani. Il suo consenso elettorale è identico a quello ottenuto dal Pci in città 35 anni fa. Né un voto in più né un voto in meno. È sulla strada di Bassolino continuerà a gestire tutte le emergenze del Comune di Napoli: da quella dei rifiuti risolta con l’esportazione all’estero della solita immondizia a quella del patrimonio comunale fonte di clientele e perché no corruttele. Il doroteo guevarista De Magistris che soltanto mediando tra il famelico municipalismo delle clientele e una fantasiosa politica anticamorra potrà conservare il suo consenso in una città in declino. Soltanto un’opinione pubblica irreversibilmente rassegnata al peggio poteva tollerare che il Comune di Napoli progettasse di collocare un impianto per la lavorazione dei rifiuti nella Baia di Bagnoli. Soltanto una città ormai disossata, priva di spina dorsale, poteva annuire senza insorgere sdegnata di fronte ad una oscenità del genere.

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