Il lavoro scientifico di Lamberti ed il silenzio assordante di Saviano

Il lavoro scientifico di Lamberti ed il silenzio assordante di Saviano
di Emiddio Novi
Foto: napolicentro.eu

Amato Lamberti (foto) e Roberto Saviano, due uomini, due modi diversi di affrontare la questione camorra. Due uomini, due Sud diversi, forse opposti.
Amato Lamberti per decenni ha rappresentato la coscienza di una Campania perbene, mite, rispettosa dell’avversario politico. Per nulla mistificatrice, attestata nella difesa inflessibile della verità e della realtà. Il suo Osservatorio sulla camorra ha rappresentato per decenni la bussola della legalità, dell’analisi fredda, scientifica, documentata del crimine organizzato in Campania. Il suo era un approccio con la questione camorra che non lasciava spazio all’impressionismo, alla declamazione, alle tinte forti.
Roberto Saviano, invece, ha rappresentato l’opposto dei valori e del modo d’essere, della stessa visione del mondo di Amato Lamberti. Saviano ormai è un’icona della legalità. Da New York a Parigi pronunciare il suo nome, rifarsi a lui, suona come un richiamo ad un eroe mitico, che si erge contro il crimine organizzato con il vigore di un bronzo di Riace.
Lamberti in vita ha sempre rimproverato a Saviano il suo arrestarsi di fronte al terzo livello, a quei colletti bianchi che stanno dietro le milizie criminali della camorra. Perché non è credibile che il crimine organizzato in Campania possa essere rappresentato soltanto da padrini come Sandokan, Bidognetti o un Setola. Se i casalesi sono la forza economica, che in realtà rappresentano, ci deve essere pure qualcuno che tira le fila e perlomeno li rappresenti nella politica, nella finanza, nei rapporti del terzo livello. Saviano si è sempre fermato all’apparato militare, alla struttura spesso terroristica delle milizie camorriste. Si è rifatto alle tante inchieste giudiziarie che si sono moltiplicate in Campania e che ebbero in Agostino Cordova l’uomo che con il processo Spartacus riuscì ad assestare i primi seri colpi alla camorra casertana. Purtroppo quando Cordova fu preso di mira per le sue inchieste sullo scandalo rifiuti, Saviano si distinse per il suo silenzio assordante. Cordova fu aggredito, fu colpito dal Csm, fu emarginato. Negli anni che sono seguiti a quel primo processo Spartacus, che prese il via dalle inchieste della sua Procura, l’uomo Cordova ha subito un vero e proprio linciaggio.
Un giorno qualcuno dovrà pur spiegare le dinamiche e l’origine di quel linciaggio.
Ma l’impegno contro la camorra di Lamberti non era certo di quelli che rientrano nella gestualità che suscita entusiasmi di ammirazione. Il suo Osservatorio era uno strumento di lavoro che quanti si ponevano domande scomode sul crimine organizzato utilizzavano quotidianamente.
Saviano e Lamberti sono due vie esemplari che si pongono a chi in Campania è impegnato nella difesa della legalità. C’è quella del lavoro continuo, silenzioso che porta a risultati innegabili. E poi c’è quella tutta gestualità, miti da rappresentare e fuochi d’artificio.
C’è da scegliere tra i due modi di contrastare la camorra. La Campania che ogni giorno è impegnata nel lavoro di antagonismo radicale verso il crimine organizzato ha già scelto da decenni.
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redazioneIconfronti

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