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Il “Lincoln” di Spielberg e l’ideale politico sbriciolato dal potere

Il “Lincoln” di Spielberg e l’ideale politico sbriciolato dal potere
di Luigi Zampoli

20121125_inq_cu1polman25-aLa visione dell’ultimo film di Spielberg, “Lincoln”, una biografia dello statista statunitense, ha dato vita a commenti generalmente molto positivi, in particolare sulla maestosa prova d’attore del protagonista Daniel D. Lewis, ma soprattutto sulla ricostruzione attenta e minuziosa dei fatti storici, soprattutto del lavorio politico-diplomatico, fatto di pressioni e profferte di varia natura fino ad arrivare alla vera e propria corruzione, che portò un manipolo di deputati, democratici alcuni e conservatori altri, a dare il proprio decisivo voto favorevole all’approvazione del tredicesimo emendamento sull’abolizione della schiavitù degli afro-americani negli Stati Uniti.
Una delle più grandi conquiste della democrazia occidentale è stata possibile grazie ad una serie di condotte, incoraggiate da Lincoln stesso, improntate alla spregiudicatezza, al machiavellismo più sfrenato, l’universale e sempiterna regola del fine che giustifica i mezzi.
Buona parte del film descrive scene quotidiane di interlocuzione politica fra i diversi schieramenti, tra intrighi, ricatti, e promesse di future ricompense da distribuire a chi si fosse poi mostrato consenziente al momento del fatidico voto del gennaio del 1865, giustamente ricordato come una delle grandi conquiste dell’umanità; la politica raccontata nei suoi aspetti inconfessabili, nei suoi disvalori etici sconosciuti all’opinione pubblica, che pure si rivelano, talvolta, indispensabili per il raggiungimento del “bene”.
Sembra di rivedere nel “Lincoln” di Spielberg il cinico Andreotti del film “Il Divo” di Paolo Sorrentino: due pellicole per certi aspetti sovrapponibili, pur nella innegabile differenza tra le grandi idealità che animavano lo statista americano e la politica ridotta a mera gestione del potere, fine a se stesso, che ha progressivamente contraddistinto la lunga esperienza di governo del leader democristiano.
Eppure proprio la concezione parossistica della tenace e paziente tessitura del potere, che solo perpetuandosi, ad ogni costo e con ogni mezzo, può garantire una soglia accettabile e condivisa di benessere materiale ed immateriale, sembra essere un filo rosso costantemente riconoscibile nelle grandi vicende della politica di ogni luogo e di ogni tempo.
Il difficile e non sempre virtuoso intreccio tra morale comune, etica individuale e agire politico presenta dei profili che sembrano immutati e immutabili nel corso dei secoli, ma la storia non sempre può prevedere l’irrompere sulla scena di variabili improvvise che possono trasformare radicalmente relazioni e contesti tra governanti e governati.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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