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Il lungo sonno degli intellettuali meridionali

Il lungo sonno degli intellettuali meridionali
di Luigi Zampoli
Aldo Masullo (filosofo)

Aldo Masullo

Uno degli ultimi esponenti della grande scuola filosofica napoletana, Aldo Masullo, ripropone, dalle colonne de “Il Mattino”, il tema annoso dell’assenza dal dibattito sociale e politico della borghesia illuminata.
Lo fa con la consueta acutezza e lucidità, ricordando, a proposito della sua città, Napoli, il periodo dei primi anni di Bassolino sindaco, quando il ceto medio intellettuale, delle professioni, seppe dare il suo contributo d’idee e proposte a quella stagione di cambiamento rivelatasi, poi, effimera.
In seguito si è assistito ad un inesorabile ripiegamento di quelle forze vive e feconde dell’intellighenzia borghese, tradite da una vocazione, meridionale, ma tutto sommato italica, al narcisismo autoreferenziale e sterile.
Da vent’anni a questa parte, la crisi della politica, del suo abito morale e la successiva crisi economica hanno assottigliato il corpo fecondo di quello strato sociale fatto di “fascino discreto” e vivacità culturale
È un fenomeno evidente e, al tempo stesso, di difficile lettura e analisi, forse più manifesto nelle realtà territoriali medio-piccole rispetto alle grandi città che restano, comunque, anche in periodi di “depressione” come questo, attraversate da un maggiore fermento, una maggiore partecipazione e circolazione di idee.
Eppure il grido d’allarme di Masullo, riferito ad una città complessa come Napoli, rischia di rimanere inascoltato da una borghesia silente e sonnolenta che ha rinunciato da tempo ad esporsi sulla scena pubblica, in maniera autonoma, svincolata dalle logiche di appartenenza politica.
E a Salerno? La classe media salernitana? Cosa dice, cosa pensa? Tendenzialmente chiusa e asfittica, come lo sono, del resto, per carattere, i salernitani. Eppure in passato ha avuto periodi di freschezza e partecipazione attiva e propositiva alla vita della comunità, ma i luoghi e i riti sempre uguali nel tempo hanno spesso inaridito lo slancio che pure negli anni si è intravisto in singole iniziative di pochi intellettuali desiderosi di lanciare un sasso nello stagno. Ma l’immancabile disfattismo di “riflusso”, di chi ritiene inutile ogni forma di mobilitazione, ha spesso vanificato estemporanei sforzi di “rottura”. Succede sempre quando, dopo il fervore iniziale, si comincia a pensare che, forse, non ne vale la pena, perché tanto non cambierà niente. Sono fatti così i movimenti ondulatori della borghesia di provincia, qualche scossa e poi alla fine torna sempre la calma piatta. Questa è un’altra storia da raccontare ed è da raccontare al passato perché a scrivere del presente della borghesia salernitana di oggi, si rischierebbe di lasciare il foglio in bianco.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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