Il male dei tempi moderni

Il male dei tempi moderni
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

La ricostruzione dei fatti sembra portare alla conclusione che il ventisettenne copilota tedesco abbia voluto morire, portando con sé, nell’ultimo drammatico viaggio, le oltre 150 persone presenti con lui sull’aereo. La sua lucida e spietata follia è stata preceduta da un’agghiacciante premeditazione, anche se quest’azione ossessivo-compulsiva potrebbe essere stata decisa al momento, ma comunque dopo un lungo rimuginare interno, un tramestio di umori, di pensieri orribili, di confusione, di scompiglio interiore. Tocca ai medici esprimersi in proposito.

Se anche l’altra scatola nera lo confermerà, avremo quasi tutti i tasselli al loro posto.

All’inizio tutti abbiamo pensato a quei fatidici otto minuti finali che hanno preceduto lo schianto, poi abbiamo appreso che solo pochi secondi prima dell’impatto i passeggeri si sarebbero accorti di cosa stesse accadendo. Ipotesi che non mi persuade affatto, perché credo che il pilota dell’aereo abbia provato a fare l’impossibile con le hostess e il personale di bordo per tentare di convincerlo ad aprire la porta della cabina di pilotaggio, fino all’ultimo disperato gesto di dare a pugni su quella porta oramai ermeticamente blindata. Impossibile per chi era sul volo non capire. Forse quelli in coda potrebbero non aver realizzato subito, ma l’allarme disperato sarà corso di passeggero in passeggero in un drammatico tam tam. Impossibile non capire, poi, che l’aereo stesse perdendo quota senza motivo nel momento in cui stava passando sopra delle montagne o si accingeva a farlo.

Insomma, un inferno di paure prima dello schianto.

E ora, tutti a scavare nel passato per capire quanto la depressione e lo stress abbiano inciso sui comportamenti del copilota, per comprendere le possibili responsabilità dei medici e della compagnia (tedesca!!!) nell’aver reintegrato l’uomo che aveva palesato questi disturbi.

Qualcuno pagherà, qualcuno dovrà pagare, per forza di cose.

Il passo dalla depressione di uno a fenomeno collettivo è veramente breve, brevissimo, direi. Il dato che mi ha sconcertato è aver appreso che in Italia ben 17 milioni di persone soffrono di disturbi legati alla depressione, in pratica, un italiano su tre ne soffre. Una statistica impressionante e che, credo, vada tenuta bene a mente ogni volta che si sta per strada, in auto, in bici, in moto, a piedi, ogni volta che ci si relaziona con gli altri per problemi e questioni di varia natura, ogni volta che siamo chiamati a prendere decisioni che implicano i destini lavorativi o personali di altre persone. Insomma, penso che tutta la nostra vita di relazioni debba essere non dico resettata, ma riparametrata. Intendiamoci, non tutti manifestano patologie così gravi come quella del giovane pilota tedesco e le azioni delittuose che implicano altre persone per fortuna sono rare, ma gli scompensi dovuti alla depressione possono avere ricadute imprevedibili, inattese e indecifrabili. Forse è l’ora di rendersi conto che si tratta della più vasta malattia del secolo, che ha l’aggravante di autoalimentarsi nel tran tran quotidiano di problemi, incertezze e preoccupazioni, che diventano nuovi vettori di stress, nervosismo, esaurimento fisico e psichico.

Nessuna solitudine forzosa, ma solo tanta tanta pazienza nel rapportarsi agli altri. Su due piedi, non mi vengono a mente altre cure preventive.

* professore di Storia dell’Europa, Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, Università di Salerno

 

 

redazioneIconfronti

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