Il messaggio laico del Papa dei cristiani

Il messaggio laico del Papa dei cristiani
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Quanto di storicamente vero e di straordinario c’è nelle ultime dichiarazioni di papa Francesco in terra americana! In un passaggio, in particolare, denotando  il consueto coraggio, ha dichiarato in modo esplicito: “Nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o di estremismo. Questo significa che dobbiamo essere attenti ai fondamentalismi”.

Per uno storico laico come me, che apprezza molto la rivoluzione dolce ma ferma di questo papa, sono parole che hanno un profondo significato.

Nella mente mi sono subito balenate le Crociate, combattute tra il X e il XIII secolo in nome di Cristo, che coagularono una parte cospicua del mondo occidentale contro i musulmani. E ancora, le scene violente dei soldati spagnoli che dal 1492 in poi, nel continente sudamericano, ancora una volta in nome di Cristo, massacrarono decine e decine di milioni di indios, profanando i loro templi pagani e evangelizzando povere tribù che poco o nulla capivano di questo Dio unico e invincibile, che però veniva affermato in quelle terre lontane grazie alle spade, agli archibugi e ai cannoni. E che dire, ancora, delle terribili rappresaglie perpetrate sempre dai cattolici contro gli ugonotti nella Francia del secondo Cinquecento, culminate nella terribile notte di San. Bartolomeo (1572) con lo sterminio di migliaia di protestanti, in nome del primato del cattolicesimo e della verità assoluta che esso presumeva di rappresentare?

Ciò contribuì a far passare nell’immaginario collettivo europeo l’idea che la religione cattolica fosse tendenzialmente sanguinaria e che i suoi contenuti comunitari, spirituali, di fratellanza e di solidarietà fossero solo vuote parole sulla bocca di vescovi e dello stesso papa.

Ecco, è bene ricordare quanto il fondamentalismo cattolico sia stato violento, forse ancor più dell’estremismo dei musulmani. Ma né il Corano, né il Vangelo contengono messaggi di guerra, sono, al contrario, il trionfo della solidarietà, dell’amore fra gli uomini, del reciproco rispetto.

Papa Francesco non ha fatto ricorso a metafore per far venire alla mente, in quella sua frase chiara ed inequivocabile, i crimini perpetrati in nome del fanatismo; avrebbe potuto essere più cauto, meno spontaneo o ricorrere alle armi del linguaggio politico col quale tutto si può dire, ma nulla si confessa apertamente. E invece ha scelto, come al solito, la sua spontaneità, richiamandosi alla libertà e alla tolleranza come paradigmi del presente e del futuro, i cui gli spazi culturali del reciproco rispetto e del dialogo fra i popoli con religioni differenti devono prevalere su tutte le prevaricazioni possibili. Perché dietro le religioni vi possono essere inganni, cialtronerie, abusi di credulità, popoli armati contro gli altri, tentativi di far primeggiare il proprio credo.

Non deve sfuggire il forte significato laico di questo messaggio lanciato dal capo della cristianità, in un tempo storico in cui è difficile, se non addirittura impossibile, che un capo di Stato o di governo ammetta errori ed eccessi nelle gestioni politiche del suo partito.

La libertà che predica Papa Francesco è, innanzitutto, libertà di liberarsi dalle pesanti e ingombranti ombre del passato del cattolicesimo. Se vuole essere credibile per il mondo intero non deve mai dimenticare di ammettere gli errori della Chiesa che egli ora rappresenta. Essere laico in casa propria, insomma. E solo una mente fervida, realmente ricca di spirito e povera di futili materialità  come quella di Papa Francesco, potrà riuscire là dove altri capi della cattolicità hanno miseramente fallito, per meri interessi di bottega.

 

 

  • Docente di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

 

redazioneIconfronti

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