Il mio SI al referendum del 17 aprile

Il mio SI al referendum del 17 aprile
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

A pochi giorni dal referendum sento il bisogno di schierarmi, di dire apertamente qual è il mio pensiero in materia. E lo faccio in assenza di un’adeguata e corretta informazione pubblica e di un governo che induce gli elettori all’astensionismo. Dico la mia senza infingimenti o equilibrismi dialettici per rispetto verso tanti cittadini che hanno ideali, valori e dignità. E che, soprattutto, sono teste pensanti in questo paese anomalo, infettato alla radice, putrido nella classe politica e corrotto in tanti suoi gangli vitali.

Voterò sì al referendum contro il rinnovo delle trivellazioni dei nostri mari entro le 12 miglia (ma io addirittura le vieterei ovunque!!!) per precise motivazioni culturali.

Sono persuaso che si debba cambiare completamente la politica energetica del paese ed è necessario fare passi avanti decisivi nel cambio di strategia, sviluppando tutte le forme di energie alternative. Abbiamo già accumulato un grave ritardo per colpa delle scelte dissennate dei governi degli ultimi trent’anni almeno. Ma il nostro è anche uno dei paesi più avanti nella tecnologia delle energie alternative al petrolio e ai suoi derivati. Come dire: la politica fa le sue scelte retrograde e favorevoli ai potentati e alle grandi holding mondiali dell’oro nero, mentre la società civile e produttiva ha intuito da tempo che il nuovo business è rappresentato dalle tecnologie collegate alle energie pulite e renderle di massa, ossia disponibili a tutti e a costi accessibili. Questa è la vera sfida del presente e del futuro.

Jeremy Rifkin ha parlato in un suo libro, scritto nel 2011, della terza rivoluzione industriale, che si baserà sul passaggio alle energie rinnovabili, sulla conversione degli edifici privati in centrali produttive di energia e su trasporti non alimentati da combustibili fossili. Una rivoluzione che cambierà il mondo nei prossimi decenni. E dunque, ci sarà la capacità per ognuno di noi di produrre energia domestica pulita e di metterla a disposizione delle comunità, in una grande rete di accumulazione energetica, con costi ridotti, con abitazioni autosufficienti nei riscaldamento e nel raffreddamento degli ambienti. Non si tratta solo di una previsione o di un’utopia. Ovunque si sta procedendo spediti in questa direzione e anche in Italia si stanno costruendo case che sono in grado di produrre energia pulita.

Voterò sì perché credo che il nostro oro sia costituito dai templi, dai musei, dai tesori infiniti e straordinari che abbiamo ovunque, dal mare incontaminato (e che abbiamo il dovere di preservare), dai paesaggi mozzafiato che qualunque turista trova incantevoli, dal conseguente turismo.

E non accetto il ricatto morale dei posti di lavoro che potrebbero perdersi. Le energie alternative possono creare un indotto notevole, necessitano di specialisti, tecnici, investimenti nella ricerca, e tanta, tantissima innovazione, nonché tanta, tantissima creatività. E i posti di lavoro potrebbero essere, senza voler esagerare, il doppio di quelli che si potrebbero perdere liquidando trivelle e petrolio. Ma occorre che il governo lasci la politica legata a doppio mandato ai potentati e si indirizzi con coraggio verso tutte le fonti energetiche pulite alternative.

Questo referendum è per un paese migliore e il non voto dichiarato dal PD, o parte nodale di esso, suona come una sua sconfitta culturale e politica, a prescindere dall’esito del referendum stesso. Il Pd appare, anche da questo punto di vista, già vecchio e da rottamare. Eh già, perché nella vita arriva sempre uno con idee migliori destinate alla lunga a essere vincenti e ti rende pan per focaccia…

* professore di Storia dell’Europa presso di Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

redazioneIconfronti

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