Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Il mondo come conversazione e rappresentazione

3 min read
di Angelo Giubileo
di Angelo Giubileo

facebook-like-logoArriva sempre l’ora della resa dei conti. Cioè rendere conto ad altri del proprio operato. Che è già cosa ben più seria e grave che rendere conto dei propri pensieri o idee, rispetto a tutto quanto accade invece nel reale.
Al tempo dei social-network, la realtà, che si dice virtuale, è in maniera sempre più diffusa quella rappresentata da Facebook. Ancor prima che una diversa comunità d’individui, quasi direi appartenenti ad un’élite, qualche tempo dopo, abbia iniziato a esprimersi e piuttosto frequentare Twitter.
Se si dovesse dire in che cosa e in quali luoghi si cristallizzò l’ideale della più oziosa, spregiudicata, esigente civiltà europea fra Seicento e Settecento, si potrebbe rispondere: in alcuni salotti di Parigi, dove si celebravano i riti, insieme esoterici e trasparenti, della conversazione. Via via allontanata, per volontà del sovrano, dall’uso della forza come dal potere politico più incisivo, l’aristocrazia spese le sue ultime, dispettose energie nell’elaborare un modo di vivere che pretendeva di raggiungere un traguardo di perfezione a partire dal quale tutto il passato apparisse grezzo e goffo (dalla presentazione de La civiltà della conversazione di Benedetta Craveri, Adelphi 2001).
Mi perdoni Eco, l’austero, ma è anche questa la faccia, l’altra, dell’imbecillità dei social-network oggi più diffusi. Una faccia, vanitosa effimera e inconcludente, ma soprattutto: autoreferenziale. Laddove, quel che di meglio ciascuno possa augurarsi è che il proprio post – qualcosa che dunque nell’atto del manifestarsi già sfugge al de-stino dell’artefice, invece che annegare nel vasto regno indifferente del social – riceva per compenso un generico e fantomatico “mi piace”. O, tutt’al più, una, ma sempre generica, condivisione. Ed è questo, in effetti, quanto accade su Facebook.
Che non è esattamente quello che accade su Twitter. Laddove, innanzitutto, l’espressione stessa deve essere forzata in 140 caratteri, che tra @, # e qual altro simbolo diventano forieri di un nuovo linguaggio, che non esito stavolta a definire elitario. Infatti, ogni linguaggio è proprio di una comunità di appartenenza ed il linguaggio di twitter è ormai divenuto patrimonio quasi esclusivo della comunità dei politici e dei media che ne narrano le sorti. Quest’ultime, da qualche tempo, non più agevoli …
Twitter_logo_bluePerché in contrasto, sempre più netto, con la realtà per paradosso circostante. Una realtà che avrebbe dovuto rappresentare il centro del discorso, ma che invece da circa un ventennio è finita ai margini di ogni discorso, e quindi di ogni intervento dell’agire politico nazionale e internazionale. In evidente contrapposizione alle logiche (di fame, miserie, carestie e guerre) dei flussi migratori di uomini provenienti soprattutto da diversi sud del mondo. Uomini, spinti per fortuna dalla globalizzazione; ma, dagli stessi artefici della globalizzazione sempre più spesso respinti. Finora, a parole; parole, che la civiltà della conversazione ha giudicato politicamente scorrette; ma, da qualche ora, uomini respinti di fatto alle frontiere, in qualche caso riaperte, dell’Europa.
Mentre l’Ancien Régime si interrogava nei salotti dell’aristocrazia, sappiamo tutti come  – considerata anche la diversa velocità dei tempi storici di raffronto – di lì a poco andò a finire nelle piazze della popolazione parigina, vecchia e nuova …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *