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Il mondo democratico di Salerno ora deve scegliere

Il mondo democratico di Salerno ora deve scegliere
di Gennaro Avallone

La Lega ha tenuto un corteo l’11 settembre a Salerno per la legalità, con uno striscione di apertura che chiedeva diritti per i senegalesi. Sono state scattate delle foto tra il segretario della Lega e il presidente dell’Associazione senegalesi di Salerno. Alcune foto sono state anche con quest’ultimo che reggeva lo striscione di apertura, mentre lo stesso dichiarava, come fatto altre volte nel recente passato, che la politica di Matteo Salvini non è peggiore di quella fatta a Salerno. Successivamente, ci sono state contestazioni a questa marcia da parte di chi riconosce nella Lega, e nelle sue proposte, un pericolo per la convivenza politica e sociale, con persone che sono state oggetto di intervento della polizia, preventivo, con venti identificati, e nel momento della contestazione, con fermi non sanzionati.

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

Il giorno dopo sono iniziati commenti e dichiarazioni e particolarmente importanti sono state quelle dell’ex sindaco Vincenzo De Luca, che, ancora una volta, ha chiuso qualunque possibilità di dialogo agli ambulanti e, di nuovo, ha offeso verbalmente il presidente dell’Associazione senegalesi, oltre che a porre l’equivalenza sicurezza-immigrazione. Il sindaco Vincenzo Napoli ha confermato questa linea, venendo meno, di fatto, anche all’impegno preso un anno fa dalla sua Amministrazione per attrezzare l’area di via Calò. Il risultato è quello di una chiusura totale, politica e simbolica, del Comune di Salerno alle richieste dei lavoratori e delle lavoratrici ambulanti.

In questo contesto, gli unici a pagare per davvero sono le lavoratrici ed i lavoratori ambulanti. Sono loro che non hanno alternative. Sono loro che si impoveriscono. E per questo andranno individuate delle soluzioni, che richiamano il Comune alle sue responsabilità politiche e amministrative.

Questo insieme di episodi mette in evidenzia un tema politico più generale, che dovrebbe preoccupare e mobilitare tutto il mondo democratico della città. È a questo mondo che mi rivolgo in maniera privilegiata, ponendo tre domande.

1) È un problema per tutti il fatto che chi da due anni chiede soluzioni lavorative per la sua comunità e gli altri ambulanti in città trovi solo porte in faccia di un’Amministrazione comunale democratica e venga offeso e minacciato verbalmente di continuo dal presidente della Regione Vincenzo De Luca?

2) L’antirazzismo e l’antifascismo sono riferimenti sufficienti di per sé per comunicare e mobilitarsi con la popolazione immigrata, oppure sono solo parole incapaci di risolvere i problemi se non innestate su proposte politiche reali che rispondono a bisogni concreti?

3) Nella manifestazione in preparazione in città il 28 settembre si presenterà un documento condiviso non generico ma che affronti alcune questioni, perlomeno chiedendo all’Amministrazione comunale una soluzione giusta sulla vertenza del lavoro ambulante, politiche per l’inserimento lavorativo degli ex detenuti e di chi subisce i daspo urbani e una rinuncia ai discorsi sicuritari e al dispositivo repressivo nella zona Lungomare, oltre a dire parole chiare contro i decreti Minniti e Minniti-Orlando del Governo Minniti-Gentiloni e i proclami anti-immigrati del presidente della Regione e a chiedere più fondi regionali per il reddito di inserimento (REI), per poi procedere, vertenza per vertenza, a costruire una città non razzista e non fascista?

Ecco. Tre domande precise, che, nel momento in cui alcuni ragionano di fronti repubblicani, richiedono analisi e confronto, ma anche prese di posizione sicure, per capire come collocarsi, senza posizioni ambigue e intermedie, sul tema diritto alla città, migrazioni, sicurezza (fisica e sociale).

 

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