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Il Monti bis tra tifosi, perplessi e ostili a tutti i costi

Il Monti bis tra tifosi, perplessi e ostili a tutti i costi

Dagli entusiasti come Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini agli assolutamente contrari come Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola, col segretario del Pdl Angelino Alfano che resta scettico alla finestra: il Monti-bis tiene banco nel dibattito politico e rimescola le carte degli schieramenti. Ma si allarga anche al mondo delle imprese con l’ad di Fiat Sergio Marchionne a favore ed il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che guarda altrove, mentre l’animatore di Italia Futura e presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo è tra i main sponsor.
Favorevoli. Udc e Fli sono al lavoro per riportare il professore a palazzo Chigi, perchè nell’attuale panorama come dice Casini, «realisticamente non esiste alternativa». L’idea lanciata da Fini oggi ad Arezzo, alla convention “Mille per l’Italia” è quella di fondare una Lista civica per l’Italia, un contenitore per i moderati, tra Pd e Pdl, che in caso di vittoria elettorale porterebbe Monti alla guida del governo. Un progetto che passa anche per Italia Futura, con Montezemolo che non si candida, ma che offre il suo impegno per la creazione di una forza popolare, riformatrice e liberale, con l’obiettivo di dare consenso elettorale al percorso di Monti. E il Monti-bis sarebbe una “soluzione” per contrastare la crisi anche secondo la Conferenza episcopale, “un passo avanti per il Paese” per l’ad di Fiat Sergio Marchionne, un “bene” e un simbolo di “autorevolezza” secondo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni.
Simpatizzanti. In casa Pd, dove il segretario Pier Luigi Bersani così come il suo sfidante Matteo Renzi, bocciano senza mezzi termini la riproposizione di un governo non legittimato da democratiche elezioni, si stanno facendo largo i “montiani”, soprattutto esponenti veltroniani (senza Veltroni, tra questi Paolo Gentiloni, Piero Ichino, Enrico Morando e Stefano Ceccanti), che ieri si sono radunati a Roma per incalzare il partito, e Pier Luigi Bersani, a giocare d’anticipo e a fare del Professore la bandiera del Pd.
Perplessi. Il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano pensa ad un rinascimento azzurro per portare “aria fresca” nel partito, dopo vent’anni di esperienza Berlusconi e sul Monti-bis resta alla finestra, ponendosi interrogativi.«Io sostengo che ci vuole il rispetto del risultato elettorale, se si vota in primavera e Monti non è in campo, è difficile. Come dovrebbe nascere il Monti bis? E’ tecnicamente inspiegabile, perché da un lato ci sarebbe il candidato reale, Renzi o Bersani e dall’altro un candidato virtuale, di nome Monti, che annuncia che non si candida».
Contrari. Per il segretario del Pd il Monti-bis è diventato un tormentone di cui farebbe volentieri a meno di parlare. Sia per lui, che per il suo avversario alle primarie Matteo Renzi, l’unica strada da seguire è quella delle urne. Governa chi viene legittimato dalle elezioni. «Basta scorciatoie e ricette italiche. La politica deve tornare ad essere credibile», dice Bersani. Anche il presidente degli industriali Squinzi auspica «che un Paese di 60 milioni di persone sia capace di esprimere col voto popolare un governo» in grado di svolgere in pieno la sua funzione. E anche per la segretaria della Cgil Susanna Camusso un Monti-bis «sarebbe un messaggio di rassegnazione e non una prospettiva di cambiamento». Tra gli assolutamente contrari, Sel e Idv che tra l’altro hanno firmato un referendum per ripristinare l’articolo 18.

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