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Il muro dentro

Il muro dentro
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari

Il professor Giuseppe Foscari

Un muro, una barriera, del filo spinato, una rete metallica protettiva: cosa cambia? Il risultato è sempre lo stesso: creare un fossato tra noi e loro, in cui il noi è rappresentato dagli Ungheresi, dai Serbi e, da ultimo, dagli Austriaci, mentre loro, gli indiani del XXI secolo da scacciare sono i migranti, africani, siriani o afgani che siano.

Vienna ha scelto l’opzione rete difensiva per impedirne l’ingresso dal Brennero, e già sta pensando anche al Tarvisio, coinvolgendo l’Italia in questa sua decisione, ovvero uno dei pochi paesi ancora disposto ad accogliere, aiutare, rifocillare e collocare i migranti.

Vienna è un po’ tristemente fedele alla sua storia antica, quando nel XVII secolo dovette difendersi e difendere il cattolicesimo dall’assedio dei Turchi, le cui milizie ben preparate arrivarono nel 1683 alle porte della seconda capitale del cattolicesimo europeo, dopo Roma.

Nell’occasione, essa fu costretta a scegliere la difesa per non incorrere nel saccheggio programmato dei musulmani e non subire i gravi rischi geopolitici che quella sconfitta, se ci fosse stata, avrebbe portato con sé. Ma era un tempo storico in cui la contrapposizione religiosa ed ideologica fra Chiesa cattolica e Islam era fomentata costantemente e l’eco della famosa battaglia di Lepanto del 1571 non si era affievolito.

Si può giustificare oggi la decisione di Vienna? Mi pare evidente il suo carattere fortemente strumentale: la destra xenofoba starebbe per diventare il primo partito in Austria, dunque, l’obiettivo della coalizione di governo è quella di provare a fare incetta di voti spostando l’asse della decisione politica proprio nella direzione della destra post-nazista e nazionalista, assumendo come propria la decisione di bloccare le frontiere e impedire ai barbari africani o mediorientali di varcare il confine austriaco. Ma in questo modo, recependo quell’atto programmatico della destra xenofoba, di fatto, si commettono due errori madornali: in primis, si chiudono i varchi ai migranti, compiendo un vero e proprio crimine contro l’umanità, in barba a tutte le decisioni europee di suddividere in quota parte i migranti fra tutti i paesi europei. Decisione che oramai quasi più nessuno intende rispettare, decretando, ancora una volta lo sgretolamento dell’Europa, senza che le sue istituzioni facciano un solo passo per frenare o ammonire queste costruzioni anti-migranti, che assomigliano sempre più a barriere dell’animo, oltre che a veri e propri ostacoli materiali. Il silenzio europeo è davvero umiliante ed irritante.

In secondo luogo, si accetta il fondamento del credo xenofobo e lo si normalizza nella cultura europea, che predica, invece, la tolleranza, almeno a parole. E questo segna lo sdoganamento di temi che potrebbero diventare il pane programmatico di tutte le future destre xenofobe europee, ma che, di fatto, diventa un tratto accettato anche dalle presunte coalizioni liberal-democratiche di molti paesi europei. La destra xenofoba non si vince accogliendo il suo programma, ma combattendolo con la tolleranza, la solidarietà, l’aiuto reciproco e il mutuo soccorso comunitario.

Infine, chi costruisce reti o barriere ha un muro dentro di sé e combatte le incertezze della propria natura con un fondamentalismo che lo rende ancor più incerto e ambiguo.

La solidarietà non vuole muri, né dentro né fuori.

* docente di storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

In copertina, l’area dove sorgerà l’orribile muro austriaco

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