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Il NO al referendum di ottobre non è un attacco allo Stato

Il NO al referendum di ottobre non è un attacco allo Stato

Pubblichiamo questo documento scritto all’indomani della recente intervista a “la Repubblica” del ministro Franceschini

per il quale il NO al referendum confermativo di ottobre sarebbe un attacco allo Stato.

 

no-referendumLa riforma costituzionale approvata dall’attuale maggioranza al governo del Paese è orribile per almeno due ragioni. La prima è di carattere strettamente tecnico: è scritta male, è una promessa di conflitto permanente tra i poteri dello Stato, sposta l’asse del sistema dal potere rappresentativo a quello esecutivo, dota i governi della possibilità di eleggere tutti i poteri terzi e di garanzia, fa sul Senato la stessa operazione becera e populistica realizzata ai danni degli enti provinciali. La seconda ha invece una caratura strettamente politica: introduce una forzatura, con un voto parlamentare che ha una base assai ristretta nella società reale, tale da trasformare la Carta fondamentale degli italiani nella leggina di una maggioranza a tempo, legittimando chiunque a rivoluzionarne l’assetto negli anni a venire.

Quel che è peggio, è il fuoco di sbarramento ideologico con il quale si tenta di nascondere questi evidenti limiti dell’avventura renziana, con l’obiettivo di evitare a ogni costo un confronto nel merito dei nodi e dei punti controversi. Di qui gli arruolamenti coatti di Berlinguer e Ingrao, il fango che una ministra della Repubblica si permette di gettare sull’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia o il clima di più generale intolleranza nei confronti di chiunque esprima il minimo dissenso.

L’intervista rilasciata dal ministro Franceschini è solo l’ultimo atto della serie, ma forse il più grave di tutti. La sua è un’operazione dal duplice intento. Per un verso prova a trasformare il referendum in un plebiscito in favore del capo (chiamando a raccolta tiepidi e indecisi con il ricatto del voto utile, contro i barbari alle porte), per un altro tenta di far coincidere gli interessi generali del Paese con lo spirito e la lettera del provvedimento di riforma costituzionale. Poco male, se non imputasse agli assertori del NO un presunto spirito anti-nazionale che rispolvera censure e anatemi di un triste passato.

Vorremmo che si comprendesse che il referendum si svolge su un dispositivo giuridico puntuale; che vorremmo tanto dividerci sulle virgole e i punti e virgola delle norme; che non è in gioco un governo, ma la Costituzione della Repubblica. Con il rispetto dovuto alle ragioni di tutti e senza guerre di religioni che, al contrario, rivelano solo il terrore di qualche ministro/ministra di dover togliere le tende dalla poltrona sulla quale è comodamente seduto/a.

In ogni caso, rassicuriamo il ministro Franceschini, il passaporto non lo consegneremo. Se lo vuole, deve venire a prenderselo.

Massimiliano Amato

Gianni Cerchia

Andrea Manzi 

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