«Il nostro paese? Ne faremo il paradiso fiscale del lavoro»

«Il nostro paese? Ne faremo il paradiso fiscale del lavoro»
di Barbara Ruggiero

«L’Italia come paradiso fiscale del lavoro. Ci pensate? È un’idea forte che proponiamo agli italiani». Giovanni Rizzo, 37 anni, commercialista, impegnato nel settore turistico e balneare, originario del salernitano, è uno dei rappresentanti del movimento Rinascimento Italiano, un gruppo di persone che si propone di cambiare radicalmente il mondo, in particolar modo quello politico, solo ed esclusivamente in favore della meritocrazia.
Dottore Rizzo, Rinascimento Italiano è un movimento che basa la sua esistenza principalmente sulla meritocrazia. Come nasce l’idea?
Tutto è nato da uno scambio di idee, da un forum sulla meritocrazia che si è svolto due anni fa a Milano. Da quello nacque un’attività di blog, di scambio di idee, un vero e proprio movimento che poi è sfociato nella nascita del Rinascimento Italiano.
Quando nasce concretamente il movimento?
Ad ottobre di quest’anno. Abbiamo preso spunto dall’iniziativa e dall’esperienza di Grillo per l’utilizzo del web e abbiamo fatto un primo screening di persone tramite Linkedin: abbiamo inviato una mail in cui invitavamo le persone a far parte del movimento. Gli inviti sono stati inviati alle persone che nella vita hanno ottenuto risultati professionali senza clientele, ma solo in base al merito. I curriculum vitae che ci hanno inviato queste persone che abbiamo contattato sono stati analizzati da una società di gestione del personale che ha fatto un vero e proprio screening e dei colloqui.
Come si entra a far parte del movimento? Si invia una candidatura via web e poi si attendono le selezioni?
Basta andare sul sito www.rinascimentoitaliano.org e inviare il proprio curriculum vitae. Ci sarà un primo screening e poi si verrà chiamati per le selezioni che solitamente si svolgono a Napoli. Anche io sono stato selezionato il 25 ottobre con un colloquio. Ho inviato il cv e alla selezione, cui era presente anche il coordinatore nazionale Fabio Dadati, mi hanno chiesto cose sulla morale, sull’etica, sul sentimento e la lealtà nei rapporti interpersonali. Sono stato selezionato alla fine del colloquio e ora sono il responsabile del movimento per l’area di Salerno Sud.
Sembrate portatori di idee rivoluzionarie. Dal vostro punto di vista, c’è qualcosa di buono nell’Italia di oggi? E cosa, invece, va assolutamente cambiato?
In Italia abbiamo risorse enormi, che ognuno ha nel proprio essere. C’è gente che si alza al mattino presto per andare a lavoro e che quotidianamente fa una marea di sacrifici: quella è la maggioranza silenziosa, quelle persone che sono zittite da sempre e che non hanno mai avuto modo di dire la loro. Vogliamo cambiare metodo a un sistema che concretamente non dà spazio a chi ha voglia di fare qualcosa, soprattutto all’insegna del merito e lontano da ogni tipo di logiche clientelari.
Lei prima ha parlato di logiche politiche: questo movimento intende entrare anche concretamente in politica? E come?
Sabato 15 dicembre ci incontreremo a Roma: l’idea è quella di sederci a un tavolo e cominciare a condividere obiettivi e cominciare a costruire concretamente un Paese migliore. Sabato è in programma la giornata dei talenti, ci saranno centinaia di persone che arriveranno a Roma che condividono questa voglia di cambiamento. Siamo convinti che la voglia di fare, il merito, e il talento siano la strada da seguire, inseguendo una rivoluzione di metodi e apparati burocratici che gestiscono lo Stato.
Insomma, siamo quasi alla vigilia di un congresso: quando intendete presentarvi agli elettori italiani?
Io dico che quello di sabato sarà un mini congresso. Ma non c’è niente dei tradizionali congressi di partito: non c’è gente che parla su un palco né solo chi ascolta tra il pubblico. Saremo tutti seduti intorno a un tavolo per programmare le prossime elezioni politiche: ognuno è libero di portare le proprie idee.
Tra le proposte, lei parla dell’Italia come paradiso fiscale del lavoro. Spieghiamo meglio questa idea.
Ci presenteremo alle prossime elezioni politiche con questa proposta che a mio avviso è molto forte. Proponiamo l’Italia come paradiso fiscale del lavoro. L’idea è quella di abbassare la tassazione fiscale al 25% per tutti i redditi da lavoro; e i 50 miliardi necessari per coprire il bilancio andrebbero recuperati da una patrimoniale più consistente e più incisiva sulle società immobiliari.
Chi sarà il vostro leader?
C’è Arturo Artom che in Italia è po’ il padre della liberalizzazione del settore della telefonia in Italia: nel 1993 fondò una prima compagnia telefonica che faceva concorrenza alla Sip, vincendo la battaglia per la liberalizzazione del settore con una storica sentenza dell’Antitrust.
Prima diceva che avete preso spunto dal movimento di Grillo per l’organizzazione del movimento: vi proponete come l’alternativa al Movimento delle 5 stelle?
Abbiamo preso spunto da Grillo perché siamo convinti che la vera rivoluzione in Italia sia quella del web. Grillo ha mostrato che si può dare voce a tutti. Ma noi non vogliamo fare populismo né essere autoreferenziali; altrimenti andiamo incontro a un effetto boomerang. Noi tentiamo di essere veramente democratici anche sul web. Il nostro motto è: meno populismo e più concretezza.
Emerge molto la voglia di cambiamento e la semplicità di incontro grazie alle nuove tecnologie. Una domanda, a questo punto sorge spontanea: nel movimento ci sono tutti giovani?
Ma no, ci sono anche quelli giovani dentro. Ci unisce la voglia e la speranza di un Paese migliore.


b.ruggiero@iconfronti.it

Barruggi

Un pensiero su “«Il nostro paese? Ne faremo il paradiso fiscale del lavoro»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *