Il nulla sconfitto dalle sue foto dolci e crudeli

Il nulla sconfitto dalle sue foto dolci e crudeli
di Pasquale De Cristofaro
Pasquale Stanzione scomparso l'altro giorno
Il fotografo Pasquale Stanzione scomparso l’altro giorno a Salerno

“Ogni fotografia è un salto nel vuoto. Una vertigine. Intorno ai suoi bordi e dietro c’è l’assenza. La foto è come una scena dove gli attori sembrano pronunciare parole senz’aria (urlano il silenzio) e i loro movimenti sono raggelati. Tutto è come dissugato. Però, la fotografia ha anche qualità taumaturgiche: ferma il tempo per sempre. Ciò che è destinato a passare e/o precipitare nel tempo trova scampo e viene salvato dall’inesorabile deriva. Il nulla è sconfitto e qualcosa di quelle presenze resta al di qua, ancora insieme a noi. Così, anche le foto di uno spettacolo sono dolci e crudeli insieme. Dolci perché trattengono appena qualche ombra dello spettacolo andato irrimediabilmente perduto e crudeli perché ne certificano l’impossibilità di considerarle documento di studio per gli storici. E seppure consci di ciò, noi continuiamo ad interrogarle provando nei confronti di esse, brividi di forte emozioni”. Pasquale Stanzione ha fotografato molti miei spettacoli. Sicuramente, tutti quelli che ho realizzato con Vincenzo Pirrotta e Peppe Lanzetta. Nel 2004, nella collana di teatro, corponovecento, pubblicammo insieme un volumetto, “Gatto in scena”, con scritti di Francesco D’Episcopo e Luciana Libero; l’occasione fu l’aver lui fotografato i due spettacoli dedicati ad Alfonso Gatto che in quell’anno furono (miracolosamente) portati in scena: “Il duello”, con la mia regia, e “Mari colorati”, con la regia di Nuccio Siano. L’occasione ci parve ghiotta e realizzammo quel libriccino che resterà penso come una cosa preziosa per la città di Salerno. Gatto grandissimo poeta, grazie a quelle due messe in scena, quell’anno diventò per i salernitani anche un felice drammaturgo. Le parole che riportavo sopra erano parte della mia premessa a quel testo. Ma per me, Pasquale è stato molto più di un fotografo di scena; un artista che ha saputo rapire le veloci emozioni di volti e situazioni in scatti semplici e poetici. Pasquale sapeva cogliere come pochi la deriva crudele del tempo che ci inghiotte inesorabilmente. È stato un uomo buono e generoso, e per me un maestro di vita. In uno dei cori dell’Agamennone di Eschilo si dice, “ (…) solo chi soffre sa”. Se è vero questo, Pasquale è stato e resterà per noi un grande Sapiente. A lui, il dolore non ha risparmiato proprio nulla. Prima la morte della sua giovane moglie poi il calvario suo personale che ha affrontato con grande compostezza e dignità. Ma era sereno e aveva sempre un pensiero per tutti. Per me resterà sempre vivo; anzi, è come se ancora si affacciasse col suo modo svelto nel riquadro lucido delle sue foto destinato a restare al di qua, con noi e per sempre.

redazioneIconfronti

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