Ven. Ago 23rd, 2019

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Il padrino, il patrono, le cosche e i Gigli maestosi di Tanuccio

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Ci sarebbe da farne un film, se qualcuno avesse voglia e tempo. Il titolo potrebbe essere una cosa tipo «Il padrino e il patrono». Mondi apparente lontani che, come congiunzioni astrali vaticinate da popoli ormai estinti, si toccano in occasione di precisi appuntamenti. Le feste religiose che, appunto, affollano i calendari alle nostre latitudini. A Castellammare di Stabia, per dirne una, il «braccio di ferro» tra Stato e Antistato è durato un anno, circa, da quando il sindaco Luigi Bobbio – ex pm antimafia di Napoli – abbandonò in segno di protesta la marcia di San Catello per la sosta non autorizzata sotto casa del boss Renato Raffone, soprannominato «battifreddo». Dodici mesi dopo, grazie anche alla sensibilità del nuovo vescovo, quella fermata è stata abolita e, quest’anno, la cerimonia ha segnato la vittoria di un sano sentimento religioso sul misticismo di matrice mafiosa che fa forte i padrini grazie ai patroni. Ma è tutta la provincia di Napoli a soffrire quest’emergenza.
di Simone Di Meo

 Ci sarebbe da farne un film, se qualcuno avesse voglia e tempo. Il titolo potrebbe essere una cosa tipo «Il padrino e il patrono». Mondi apparente lontani che, come congiunzioni astrali vaticinate da popoli ormai estinti, si toccano in occasione di precisi appuntamenti. Le feste religiose che, appunto, affollano i calendari alle nostre latitudini. A Castellammare di Stabia, per dirne una, il «braccio di ferro» tra Stato e Antistato è durato un anno, circa, da quando il sindaco Luigi Bobbio – ex pm antimafia di Napoli – abbandonò in segno di protesta la marcia di San Catello per la sosta non autorizzata sotto casa del boss Renato Raffone, soprannominato «battifreddo». Dodici mesi dopo, grazie anche alla sensibilità del nuovo vescovo, quella fermata è stata abolita e, quest’anno, la cerimonia ha segnato la vittoria di un sano sentimento religioso sul misticismo di matrice mafiosa che fa forte i padrini grazie ai patroni. Ma è tutta la provincia di Napoli a soffrire quest’emergenza. A Barra, rione tra i più poveri del capoluogo, è capitato invece che, durante le celebrazioni del mese dedicato alla Madonna, cannoni di cartapesta abbiano sparato in aria centinaia di banconote da 5 euro per suggellare la ritrovata pace tra due cosche rivali, cementata addirittura da un matrimonio tra i «rampolli» delle famiglie malavitose. Dall’altro lato della provincia, a Crispano, la tradizionale parata dei Gigli è da sempre consacrata al «malacarne» del posto, soprannominato «Tanuccio ‘o malommo», con tanto di gigantografia e dedica: «Tutto questo è per te». Prima di tornare in galera, Tanuccio aveva fatto in tempo a salire sul carro e ammonire i nemici: «Ci sono troppe malelingue e qualcuno che ci vuole male», dando poi il «la» all’orchestra. Quando l’informativa dei carabinieri sull’episodio arrivò sulla sua scrivania, il Prefetto ci mise un attimo a chiedere lo scioglimento dell’Amministrazione comunale per infiltrazioni di camorra, visto che a quell’«arringa» aveva assistito, con le lacrime agli occhi, anche il sindaco. Tutto questo accadeva mentre il cardinale Crescenzio Sepe per liberare le parrocchie dagli ingombranti fantasmi di camorra imponeva ai suoi parroci di non celebrare in chiesa i funerali dei camorristi. Ma, a tutt’oggi, non sembra che quest’alto insegnamento sia stato seguito.

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