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Il Palazzo a Salerno teme il web e oscura “la Città”

Il Palazzo a Salerno teme il web e oscura “la Città”
di Andrea Manzi
Il sindaco De Luca

Il sindaco De Luca

Dopo il monologo primattoriale della conferenza di fine d’anno, arriva il divieto di diretta web imposto al quotidiano “la Città” (il più diffuso giornale del Salernitano), in base ad una modifica del regolamento sulle adunanze comunali votata dal Consiglio un bel po’ di tempo fa.

Per il divieto subito da “la Città” c’è, dunque, un deliberato che non lascerebbe ipotizzare una responsabilità diretta del sindaco. È tuttavia difficile immaginare che decisioni così radicali avvengano a Salerno senza il beneplacito del primo cittadino. Nel caso, poi, della limitazione delle riprese web, le nuove disposizioni legano con la sensibilità di Vincenzo De Luca, refrattario da sempre alla libera stampa. E mi scuso se, per dimostrare questo assunto, ricorrerò a qualche nota personale, venendo meno ad una pratica professionale ultra trentennale che ha sempre tenuto a bada, come i lettori sanno, l’autoreferenzialità e la testimonianza diretta.

Durante la mia esperienza come caporedattore de Il Mattino di Salerno (1994), scelto da Sergio Zavoli, e, dopo due anni, di fondatore e direttore de “la Città” (fino al 2002), ho sentito una sola volta al telefono Vincenzo De Luca. E solo per un invito da trasmettergli. Nando Dalla Chiesa, che aveva scelto Salerno per la presentazione in anteprima di un suo libro, mi espresse il desiderio che i relatori, oltre il procuratore della Repubblica del quale avevo già raccolto l’adesione, fossero l’allora presidente della Regione Antonio Rastrelli e il sindaco di Salerno. Telefonai ad entrambi, che accettarono. L’incontro, presso il Casino sociale, andò benissimo e qualcuno ancora ne ricorda lo svolgimento e la tensione etica che lo alimentò.

Non credo di aver più visto o sentito De Luca per molto tempo, un po’ per la mia nota natura schiva, un po’ per scelta consapevole, giacché il segreto del successo dei giornali è l’autonomia non soltanto vissuta ma anche rappresentata all’esterno. I giornali vanno bene o male anche per questo.

Nel 2003, quando ero direttore di Telecolore, in anni fervidi per il passaggio al satellite e per una fortunata trasmissione da me condotta, invitai più volte in studio Vincenzo De Luca (divenuto, nel frattempo, parlamentare), ma non fu mai possibile averlo. La sua risposta al consenso da noi richiesto era sistematicamente anticipata da solerti visite e conseguenti trattative imposteci da zelanti assessori/attendenti a lui devoti, i quali pretendevano di conoscere preventivamente l’identità degli altri ospiti e dei colleghi intervistatori, oltre a richiedere altre “garanzie” sugli argomenti che sarebbero stati trattati. Naturalmente, non cedetti mai e De Luca non venne (mai).

L’ho incontrato in anni recenti alla Provincia di Salerno, quando il filosofo Aldo Masullo, mio amico da anni, ci volle insieme a presentare un suo libro sull’immobilismo di Napoli, scritto a quattro mani con il collega Claudio Scamardella, che era caporedattore de Il Mattino.

Fatta eccezione per la sua partecipazione ai “Dialoghi del Borgo” di Roscigno su mio invito (un formidabile incontro tra lui e Renzo Foa, trasmesso su Sky e moderato da Gigi Di Fiore), i miei rapporti professionali con il sindaco di Salerno si fermano qui.

C’è però un evento che non ho mai raccontato in pubblico di cui oggi parlo per un omaggio ai colleghi de “la Città”, che hanno visto calpestata la loro identità professionale.

Il 30 novembre 2011 appresi dai giornali che, la sera, si sarebbe presentato a Napoli, presso il Caffè Gambrinus, il libro “Gesù è più forte della camorra”, edito da Rizzoli, scritto da me e dall’ex parroco di Scampia, don Aniello Manganiello. Nell’annuncio era espressamente detto che del libro avrebbe parlato il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca in presenza di uno solo dei due co-autori, don Manganiello.

Ero in treno, diretto a Roma, e riuscii faticosamente a contattare don Aniello, che mi spiegò i fatti:  l’organizzatore dell’evento (tale Borrelli, segretario regionale dei Verdi, mi pare), aveva espunto dai relatori il mio nome perché sgradito al sindaco di Salerno. Don Aniello mi disse che non sarebbe intervenuto nemmeno lui all’incontro per testimoniarmi il suo affetto e la sua solidarietà, ma io gli chiesi di partecipare comunque, dal momento che il ricavato della vendita del libro andava in beneficenza ai ragazzi del Centro Don Guanella di Scampia ed era assurdo far pagare a questi ultimi il rude diktat di un despota.

Ripercorrendo il passato, cercai di capire i motivi di quella censura, ma non li ho mai trovati. Ne dedussi che la mia sana distanza dal suo potere era stata vissuta dal sindaco come una minaccia. Al di là dei suoi roboanti proclami, egli mi è sempre apparso, da allora, come un uomo solo e fragile, che da vent’anni si ostina a recitare sul palcoscenico della sua esistenza.

Ho voluto dedicare questi miei ricordi ai colleghi de “la Città” e al loro direttore Angelo Di Marino, giornalista corretto, colto e integro, per ribadire che il trattamento loro riservato arriva da una cultura anti democratica che, nell’autunno dei patriarchi, diventa più arrogante e “cafona”. Colpendo gli altri, però, quella sub-cultura di palazzo, alla fine, si (auto)punirà, affrettando gli esiti letali del morbo che l’assale.

 

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Commenti (1)

  • Vincenzo

    Nemmeno il governo cinese riesce a bloccare l’informazione. Internet e i social media entrano dappertutto e globalizzano realta’ minime o grandiose nella mente dei governanti. Alcuni giorni fa qui a NY mi chiama un amico di Torino e mi chiede del sindaco De luca. prima di esporgli il mio giudizio gli chiedo il perche’ di tale domanda. Mi dice che e’ rimasto inorridito dalla trasmissione della Gabanelli sul Crescent e su De luca sindaco. Gli spiego che Report non e’ ben condotto, a mio avviso. E spesso i servizi sono confusi e pregiudiziali. E’ questa una assoluzione di De luca? No. e’ la nuova realta’ mediatica globale. Laddove un sindaco di una citta’ del Sud (dove si vive male e la disoccupazione e’ alle stelle e il capitale sociale ed umano basso) pensa di essere un amministratore illuminato senza aver fatto i conti con i nuovi media. Per tagliar corto; De luca avra’ qualche suo merito da esaltare ma i modi ed i contenuti delle sue esternazioni se passano a Salerno non passano a New York a Londra a Berlino. Visto che De Luca definisce Salerno citta’ europea, traslasciamo per ora New York, impari almeno la comunicazione dai suoi colleghi europei. A tutti buon Anno con l’augurio che il Sud si risvegli dal trauma collettivo dell’immobilismo

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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