Il pane simbolo di vita e di unione

Il pane simbolo di vita e di unione
di Michele Santangelo

Infiorata del Corpus DominiCon la festa del SS. Corpo e Sangue di Cristo, si chiude il ciclo della celebrazione dei più grandi misteri della fede cristiana. Nell’arco di due mesi circa, la Chiesa ha voluto presentare ai suoi fedeli una specie di condensato delle principali verità della fede con le quali ogni battezzato potesse riempire il proprio cuore e la propria mente e confrontarvisi quotidianamente per non perdere mai di vista la sorgente e la meta della sua vita cristiana. Il cammino proposto dalla liturgia in questo tempo, che nell’anno liturgico è sicuramente un tempo speciale,  è stato esattamente questo: dalla Pasqua all’Ascensione, da questa alla Pentecoste, dalla Pentecoste alla festa della SS. Trinità, dalla Trinità all’Eucaristia che si realizza tutte le volte che con la Messa viene rinnovato il sacrificio di Cristo sulla croce, pegno della salvezza eterna. In essa, infatti, è celebrato il “memoriale della Pasqua” e questo proclamano in coro i fedeli quando, dopo la consacrazione del pane e del vino, divenuti Corpo e Sangue di Cristo, all’annuncio del celebrante che presenta ciò che è avvenuto sull’altare come il grande “Mistero della fede”, essi rispondono: “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua Risurrezione, nell’attesa della tua venuta”. È  una chiamata a raccolta dei battezzati per riconoscere nel sacramento dell’Eucaristia la fonte della comunione fraterna e il nutrimento per la loro vita, nonché la solenne riaffermazione della fede nella presenza reale di Gesù sotto il segno del pane e del vino.

L’attuale solennità, una volta conosciuta come Corpus Domini, risale al 1264, quando la Chiesa per reagire alle dottrine eretiche circa la presenza di Cristo nelle specie consacrate, volle dare una sistemazione chiara a tutte le devozioni nate nei secoli XII e XIII, estendendo la festa alla Chiesa universale. Questa, in grande sintesi, la dottrina che sottende alla festività odierna, e la liturgia si preoccupa di fissarne, in modo altamente ispirato il significato spirituale e pratico per tutti i cristiani mettendo sulle labbra del celebrante che le pronuncia a nome di tutti, le solenni ed emozionanti parole della preghiera eucaristica: “Nell’ultima cena con i suoi Apostoli, egli volle perpetuare nei secoli il memoriale della sua passione e si offrì a te, Agnello senza macchia, lode perfetta e sacrificio a te gradito. In questo grande mistero tu nutri e santifichi i tuoi fedeli, perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra. E noi ci accostiamo a questo sacro convito, perché l’effusione del tuo Spirito ci trasformi a immagine della tua gloria.” Bisogna sottolineare che se da un lato, l’istituzione del sacramento dell’Eucaristia da parte di Gesù avviene nel contesto degli ultimi momenti della sua presenza visibile sulla terra, dall’altro, com’è del resto per tutto ciò che egli fa mentre è ancora con i suoi discepoli, esiste anche per questo un profondo legame tra l’Antico e il Nuovo Testamento. È la convinzione unanime e profonda dei Padri della Chiesa che vivevano più da vicino e quindi con intima partecipazione la grande novità del Sacramento. Ma è Gesù stesso che, prima ancora dei Padri della Chiesa, stabilisce una relazione tra il dono della manna, segno dell’amore con cui Dio nutriva il suo popolo e quello di se stesso come “pane vivo disceso dal cielo”. “Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e  morirono”. Gesù, facendosi egli stesso pane, risolve in positivo anche l’ambiguità del simbolo pane. È vero, il pane è simbolo di vita: procurarsi il pane, dare il pane a chi ne ha bisogno, garantire il pane necessario ecc. Ma è anche simbolo di tanti conflitti, tante lotte e delle ingiustizie tra gli uomini. Il pane che è Gesù è solo pane di vita ed è simbolo di unione. Partecipare all’Eucaristia significa allenarsi ad essere uomini secondo il modello di Cristo. Essa ci pone gli uni accanto agli altri, per allenarci alla comunione fraterna, all’ascolto, alla condivisione. Non si può partecipare allo stesso convito, alla stessa mensa e poi farsi la lotta. Sarebbe un controsenso che ci porterebbe assolutamente fuori contesto.

 

 

redazioneIconfronti

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