Il partito nuovo di Cuperlo e il leaderismo di Renzi

Il partito nuovo di Cuperlo e il leaderismo di Renzi
di Carmelo Conte

202315618-3e68a1fd-028a-414e-819f-104dbdee96d2In vista del  congresso, convocato per  l’otto dicembre, nel Pd, a parte le candidature civetta di Pippo Civati e Gianni Pittella e una probabile del gruppo di Giuseppe Fioroni,  si sono delineati due schieramenti, entrambi impegnati a promuovere il cambiamento e la contaminazione delle diversità, con il classico correttivo all’italiana: Renzi, ex Dc, dovrebbe concorrere  alla segreteria in ticket con un vice di area diessina e Cuperlo, ex Pci, con un vice espressione dei cattolici democratici. E’ un espediente funzionale a raccogliere consensi trasversali e a evitare spaccature laceranti, ma non pare destinato a garantire l’unità perché le divergenze sono sostanziali, attengono sia  alle radici sia alle prospettive. Invero, Cuperlo, colto e politicamente formato nella sinistra, prospetta un bipolarismo tra schieramenti e programmi ed ha un’idea di partito socialmente aperto ma organizzato, e vorrebbe esserne il segretario a tempo pieno, senza utilizzate tale ruolo per conquistare quello di Premier. Mentre Renzi che viene da esperienze gestionali, maturate alla guida della Provincia e del Comune di Firenze, propende per un bipolarismo  leaderistico e immagina un partito liquido con funzioni prevalentemente elettorali, fortemente legato alle logiche della comunicazione, e strumentale alla sua predisposizione alla guida del Governo. Dove però c’è Letta, e logica vorrebbe che egli non sfidasse Cuperlo ma appunto Letta, come avverrà prima o poi: i due si sono promessi, con la benedizione di Napolitano (!), un periodo di non belligeranza che non è, però, destinato a durare, per la contraddizione che non consente. Invero, Renzi che, alle primarie per la premiership, avevaincentrò la sua campagna sulla rottamazione della vecchia classe dirigente e non su una proposta di Governo, ora che si è candidato per la segreteria del Pd  sta, invece, concentrando le sue critiche sul dicastero Letta – Alfano. Si tratta di una distonia non casuale o improvvida ma dovuta a una scelta tattica, suggeritagli anche da Romano Prodi: in un colloquio privato del giugno scorso gli aveva detto “non ripetere il mio errore, conquista prima il partito e poi palazzo Ghigi, da dove, come sai, fui sfrattato perché privo di un partito di riferimento”. Sicché, dopo avere valutato la possibilità di sostenere un suo candidato alla segreteria per assumere una posizione influente nel partito, e prepararsi per la premiership, ha deciso di capitalizzare la sua popolarità, all’insegna del tutto e subito,con un’inversione a tutto tondo. Ha smesso di criticare e preso a blandire i dirigenti del partito per acquisirne il consenso, eEha abbandonato la dialettica anti casta rispolverando la ricetta prodiana: coniugare il sistema di potere del mondo economico con la tradizione della sinistra riformista. Vanno in questa direzione l’accentuazione dell’antiberlusconismo, l’intesa con Carlo De Benedetti e Diego Della Valle, l’apertura a Vendola, il tour estivo nelle regioni rosse. Un disegno che prevede l’approdo di Enrico Letta alla Commissione europea, in scadenza a giugno 2014, e di Prodi al Quirinale, dopo Napolitano. Si tratta di un improbabile e futuribile organigramma di vertice al di sotto del quale si animano attese e si muovono personalità di lunga lena quali Fassino, Veltroni, Enzo bianco, Leoluca Orlando, e tante altre pronte a salire sul suo carro. Evidentemente pensa di conquistare così il corpo se non l’anima della sinistra, ma presta il fianco a una critica di fondo: arruola coloro che fino a ieri voleva rottamare. Senza rendersi conto che,  in tal modo, lo sfidante non appare più lui ma Cuperlo, del quale non dovrebbe, traq l’altro, sottovalutare una battuta autoironica: “Compagni non vi nascondo la mia ansia da prestazione. Ho il terrore di essere il primo che fa perdere il congresso a D’Alema”. Un riferimento problematico alle fasi congressuali e omissivo sul dopo, che esprime un’evidenza politica strutturale della sinistra : ciò che Cuperlo rappresenta serve al futuro dei democrat quanto e forse più della freschezza e il corredo mediatico di Renzi, perché ripropone, in termini nuovi il ruolo del Pd e l’irrinunciabile distinzione tra partito e Governo.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *