Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Editoriali&Opinioni » Il patto De Magistris-Saviano

Il patto De Magistris-Saviano

Il patto De Magistris-Saviano
di Giuseppe Foscari

La polemica tra De Magistris e Saviano sta raggiungendo un’insostenibile soglia di guardia e sembra lo scontro tra un demone e un santo, in cui non si capisce bene chi è il demone e chi il santo. È demone chi racconta, senza fare sconti ad alcuno, le gravi condizioni camorristiche in cui vive la città di Napoli? È uno sciagurato e superficiale demone chi vuole a tutti i costi raccontare una città in ripresa culturale e piena di turisti?
Io mi schiero con entrambi e voglio spiegare le mie ragioni. Ritengo che De Magistris e Saviano stiano facendo molto per Napoli e, in senso lato, per la buona politica nel Mezzogiorno. Con tutte le riserve possibili.
Saviano è lo scrittore-intellettuale, giornalista formatosi sulle fonti, sui documenti, dunque uno che non parla mai a vanvera. Documentato, certificato. Le cose che dice da anni sono crude, a volte sprezzanti, ma accertate. Inoppugnabili. La Lega ci aveva provato a defenestrarlo quando egli parlò delle gravissime infiltrazioni camorristico-mafiose (in senso lato) negli appalti del Nord e in tutto ciò che aveva a che fare con il danaro pubblico che circolava. Salvo dimostrare di avere ampiamente ragione.
Saviano gira con la scorta da anni. È segregato, recluso, forzatamente recluso. Nessuna possibilità di poter passeggiare come un cittadino comune tra i vicoli della più bella città e comunità del mondo. Sta pagando con l’isolamento le sue scelte coraggiose, dopo che hanno cercato di distruggerne l’immagine. E ancora oggi ci provano, screditandolo in tutti i modi, facendolo passere per uno spietato mistificatore della realtà e di lucrare, quando scrive o quando va in tv.
De Magistris è un ex magistrato, sindaco della più grande e complessa metropoli del Sud e forse d’Europa. Sta investendo in un progetto che parta dal basso e che veda i movimenti sociali impegnati in un’operazione di coinvolgimento identitario della e nella città. È fermamente convinto che la resurrezione di Napoli parta dalla cultura. E la città si sta davvero affermando nel panorama nazionale per essere diventata un laboratorio di arte, cultura, musica, teatro, ecc.. E i turisti la premiano. Boom di presenze, alberghi pieni, spesa nei negozi. Perché a Napoli si va per le bellezze monumentali, per la storia unica della città e non per la cultura dell’effimero. Ma è contestato da Saviano, De Magistris, perché non starebbe fronteggiando le infiltrazioni camorristiche come dovrebbe, lasciando ampi spazi della città sotto il controllo malavitoso. De Magistris si difende sostenendo che come magistrato ha fatto battaglie contro la criminalità organizzata e la corruzione per 25 anni, e che vuole dare un’immagine positiva di Napoli, città umanizzata, che ha rotto il rapporto tra mafia e politica, esaltando la Napoli dei beni comuni e del riscatto morale dei napoletani. Ed ha fatto partire, anche lui, la più grave accusa: Saviano specula sulla camorra. Più la racconta e più ci guadagna.
Parole dure.
Ciò premesso e tenendo conto del fatto che si tratta di due forti personalità, mi pare evidente, anzi evidentissimo, che attacchino lo stesso problema da due parti diverse e che vogliono un netto salto di qualità della città, risultato che di potrebbe raggiungere se solo tra i due si stringesse un patto. Non un patto elettorale, non sapremmo che farcene. Ma un patto nel raccontare ciò che di marcio c’è a Napoli e la luce che s’intravede pur a fatica sotto il tunnel. La Napoli ricattatoria e quella laboriosa, la Napoli dei disservizi e quella che cerca di ricostruire sé stessa e la sua straordinaria comunità.
Abbiamo bisogno di entrambi. Che qualcuno glielo dica. Se s’azzuffano come due galli nel pollaio fanno solo il gioco della malavita. Chi si isola o viene isolato, è un uomo morto. Lo ripetevano spesso Falcone e Borsellino. Devono invece trovare le ragioni per un franco dibattito, per l’amore viscerale (e comunque diverso) che nutrono per la loro città. Devo fare rete, individuare il marcio, raccontarlo e stanarlo, con l’imprescindibile aiuto dello Stato, che deve essere presente. Non con l’esercito, ma supportando la richiesta di lavoro, con le scuole, con i laboratori sperimentali, con la partecipazione dei cittadini, con la scolarizzazione, con i centri sociali che lavorino dal basso per la solidarietà. Tutte cose che in parte si fanno già, ma che dovrebbero essere parametri standard della metropoli. Diteglielo che solo a fare squadra si possono raggiungere risultati consistenti.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3460

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto