Il Pd è già pronto all’inciucio con Monti. Il Pdl attacca

Il Partito Democratico non attende il risultato elettorale per “aprire” al Presidente del Consiglio dimissionario Mario Monti. Se ne incarica il vicesegretario Enrico Letta: «Puntiamo a vincere le elezioni e dopo chiederemo al centro e ai montiani di sostenere il Governo Bersani». Bersani conferma l’apertura: «Dico da tre anni che intendo lavorare per un Governo dei progressisti aperto a un dialogo con forze democratiche progressiste e moderate che siano ostative a un revival berlusconiano, leghista e populista». Letta non dice se anche Fini appoggerà il Governo Bersani. La dichiarazione dell’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Prodi scatena la replica del Pdl: «E’ ufficiale – cinguetta Alfano su twitter – da oggi Monti è la stampella di Bersani. Grazie al Pd per la chiarezza». Gianfranco Fini, che guiderà le liste Fli per la Camera, prevede che la coalizione di Monti otterrà il 15% dei voti. «Nessuno parla di alleanza con il centrosinistra – dice Fini – ma si dialoga con tutti». Bersani mette a fuoco alcuni punti del suo programma: 1) rendere progressiva l’Imu; 2) abbassare le aliquote fiscali minime e alzare le massime; 3) nuove regole per la cittadinanza ai figli degli immigrati; 4) una legge per le coppie gay sul modello tedesco. Intanto si crea una frattura fra Pd e Psi. Nelle liste del Partito Democratico c’è poco spazio per i socialisti e Nencini minaccia la rottura: «Se queste sono le liste, ognuno per conto proprio». Per il Pd replica Letta: «I patti sono stati rispettati». Oggi Nencini riunisce la segreteria del Psi, allargata ai segretari regionali. Maroni, che si coalizzerà con Berlusconi, attacca Bersani: «E’ diventato la brutta copia di Monti, che è un imbroglione». Anche Casini se la prende con il Pd: «Non mi stupisce che D’Alema ieri corteggiasse Monti e oggi lo demonizzi. E’ una cosa che fa sempre la sinistra, a cui piace il centro ma a patto che sia piccolo piccolo e non disturbi». Il premier, intanto, incassa con soddisfazione la liberazione dei tre marinai italiani ostaggi in Nigeria. «Durante l’ultimo anno – dice Monti – abbiamo riportato a casa trenta connazionali». Idv, Prc, Verdi e Sel hanno presentato questa mattina in Cassazione le firme per il referendum abrogativo della riforma dell’articolo 18. La consultazione popolare però non si terrà: la legge prevede che il deposito delle firme non possa avvenire a Camere sciolte. Ingroia afferma: «Sulla crisi finanziaria i dati dimostrano che Monti mente».

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