Mar. Giu 18th, 2019

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Il Pdl adesso chiede il rinvio delle elezioni, Monti non decide

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Botta e risposta tra il Cavaliere, Casini e Fini

Silvio Berlusconi punta i piedi: le elezioni anticipate devono slittare. La road map verso il voto di febbraio oggi ha subito un colpo di arresto. Il Pdl ha chiesto un rinvio di una o due settimane delle elezioni, motivandolo con la necessità di garantire al meglio il voto degli italiani all’estero. Senza rinvio, secondo il settore elettorale del pdl, il voto all’estero si risolverebbe in un caos. Poi è arrivata la dichiarazione di Berlusconi, che a Porta a Porta ha rafforzato il concetto: «Questa fretta di andare alle elezioni è una forzatura inutile». Ed è subito scontro, con il Pd che conferma di essere pronto per le elezioni. Qualcuno, nello schieramento avverso, sospetta che la richiesta del partito di Berlusconi abbia ragioni diverse dalla preoccupazione di come si vota nelle Americhe o in Oceania e che nasconda invece il desiderio del cavaliere di avere più occasioni di apparire in tv senza le limitazioni imposte dalla par condicio (che scattano implacabilmente con l’avvio ufficiale della campagna elettorale). In fondo anche Berlusconi ammette che se avesse «la possibilità di spiegare le nostre ragioni» ai vecchi elettori, il pdl potrebbe ribaltare i sondaggi e puntare al 40 per cento. Anche l’atteggiamento del pdl alla Camera, dove Cicchitto ha preannunciato che il suo gruppo si prenderà «tutti il tempo necessario» per esaminare la legge di stabilità, si inserisce nella stessa strategia di allontanamento del voto.
La prospettiva di un allungamento della legislatura allontana anche il chiarimento sulle prospettive politiche di Mario Monti. Si chiarisce, al contrario, la separazione della strada tra i montiani di centro e quelli della lista Montezemolo-Riccardi, con il Pdl di Berlusconi. A lanciare il de-profundis sulla strada di una federazione arriva infatti il niet di Casini e di Berlusconi che a distanza si sono scambiati accuse e anche insulti («lui e Fini – ha detto il Cavaliere – sono persone orride. Anzi, orridissime»). Una presa di posizione che porta alla dura reazione prima del leader Udc e poi del presidente della Camera. Con il primo che parla di un Cavaliere «Gran bugiardo che ha preso in giro gli italiani per venti anni, e anche molti di noi». «Basti pensare- prosegue il leader centrista – a come ha trattato sempre le persone leali con lui, da ultimo l’onorevole Alfano. Comunque non è solo un gran bugiardo, come ha confermato il presidente Martens nella dichiarazione di qualche minuto fa, ma cambia idea ogni tre ore. Qualsiasi altro commento è inutile». La terza carica dello Stato si limita ad una battuta su twitter: «Berlusconi? Siamo al livello di Vanna Marchi», scrive. In attesa di ulteriori sviluppi, però, il tanto atteso show down del premier che solo a Camere sciolte annuncerà quale strada intende perseguire tra il guidare, sponsorizzare, aggregare, federare le forze politiche che si richiamano alla sua esperienza di governo, rischia di essere rinviato ancora di qualche giorno, lasciando nello sconforto i moderati che attendono lumi per sapere quale strada intraprendere. Non è un problema di poco conto per chi deve iniziare una vera e propria corsa contro il tempo per organizzare le liste elettorali e soprattutto raccogliere le firme necessarie a farlo. Non lo è per il movimento di Verso la Terza Repubblica che sta cercando di ovviare al problema avviando, da domani, una raccolta di pre-firme in attesa di poter organizzare la raccolta vera e propria sotto il simbolo del partito che verrà.
Ancora nessuna scelta definitiva, ma la volontà di non veder gettata al macero quella sua “agenda” continuamente evocata, frutto di un anno di governo e di scelte dure e impopolari, ma rispetto alle quali non si può tornare indietro, magari richiamandosi a demagogie e a populismi antieuropei. Il presidente del Consiglio Mario Monti continua a riflettere su un eventuale impegno diretto nella prossima campagna elettorale, in attesa di dare risposta a ogni interrogativo dopo l’approvazione della legge di stabilità, le sue dimissioni e lo scioglimento delle Camere. Chi ha parlato con il premier lo descrive sereno, per nulla turbato dagli articoli di stampa che riferiscono della fine dell’idillio con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che non avrebbe gradito le ultime mosse del professore. I due continuano a sentirsi, riferiscono fonti di governo, e non c’è stata alcuna rottura. Comunque stiano le cose, di certo Monti prosegue nella sua riflessione, deciso a valutare tutti i suggerimenti che gli arrivano, anche se la sua attenzione sembra concentrarsi soprattutto su tutti quegli input che gli giungono, sia livello internazionale sia interno, perché non lasci il lavoro a metà. In quest’ottica, non si tratta di organizzare solo uno schieramento da mettere in campo per le elezioni, ma di mettersi in gioco per difendere un progetto che serve al futuro e al rilancio del Paese.

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