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Il Pdl ha paura del flop primarie ed imita Grillo e Di Pietro

Il Pdl ha paura del flop primarie ed imita Grillo e Di Pietro
di Gigi Casciello

Senti Angelino Alfano e ti sembra di ascoltare Di Pietro, leggi le dichiarazioni di Giorgia Meloni e credi di esserti imbattuto in una Rosy Bindi dagli occhioni chiari. Il resto, in queste improbabili primarie del Pdl è tappezzeria.
Insomma, in un partito che non c’è, che non è mai andato al di là di una disadorna fusione tra An e Forza Italia, con gli ex colonnelli aennini che dopo aver mollato Fini per Berlusconi adesso fanno altrettanto con l’ex Premier per Alfano, sempre con la stessa logica del “primum vivere” che in versione da ultimi giorni dell’impero significa “si salvi chi può”. In questa logica ci tocca sentir dire da Alfano che nelle primarie del Pdl non c’è posto per gli indagati. E subito la Meloni si adegua. E quando Alfano si è accorto di essersi fatto prendere la mano si è lanciato in una sorta di elevazione dei vertici del Pdl a tribunale del popolo cui spetterebbe decidere chi o meno si troverebbe in una condizione di vittima della giustizia, da perseguitato di chissà quale Procura. Un’arroganza più che una follia, roba da vecchio armamentario comunista e fascista: la pretesa di farsi giudice e padrone del destino, non solo politico, di ciascuno.
Ma naturalmente non c’è nemmeno uno straccio di idea sull’Italia da rimettere in sesto, su come uscire da una crisi che intristisce ed impoverisce. Nemmeno una parola che aiuti a rimetter in piedi un partito in piena crisi di credibilità e consensi che, pur affermando il contrario, non vede all’orizzonte nulla di meglio dell’affidarsi nuovamente a Mario Monti anche dopo le elezioni del 2013. E naturalmente a questo pensa anche Angelino Alfano nonostante finga di aver cambiato idea sperando di frenare quell’emorragia di consensi determinata dall’incapacità di dare una speranza ad un elettorato che aveva creduto al sogno berlusconiano, alle promesse del milione di posti di lavoro, alla modernizzazione dello Stato, alla riforma dello giustizia. In fondo questo chiedeva il ceto moderato: più società e meno Stato. Invece alla fine si è passati da un partito più di movimento che di plastica come Forza Italia, ad un partito ingessato sul modello del cameratismo aennino. E la situazione è precipitata con i primi successi alle elezioni amministrative quando il Pdl si è ritrovato con una classe dirigente ed eletta per lo più inadeguata, incapace di governare la bramosia della gestione e del potere, accumulata in anni di opposizione.
Nel Mezzogiorno Forza Italia è poi scomparsa, risucchiata dalla migliore organizzazione degli ex An che hanno avuto gioco facile nel conquistare il controllo del partito. Ci sono casi estremi come la Campania dove il Pdl ha vinto le elezioni regionali nonostante il coordinatore regionale, l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, avesse organizzato (secondo la magistratura) un vero e proprio colpo di mano, con tanto di finti dossier, per far saltare la candidatura di Stefano Caldoro a successore di Bassolino. Naturalmente Cosentino nega tutto ma nel frattempo Caldoro si è organizzato stringendo un patto con i presidenti di Provincia e con quanti nel partito aspettavano l’occasione per liberarsi di Cosentino, sempre più ingombrate dopo le richieste di arresto per concorso esterno in associazione camorristica. Cosentino però è uno che viene da lontano e guarda anche oltre. Non molla la presa ed aspetta la prossima mossa di Berlusconi che sta già preparando il colpo di teatro per fronteggiare lo scontato flop delle primarie del Pdl.
In Campania c’è anche il caso Salerno dove gli ex An guidati da Edmondo Cirielli, dopo aver occupato il partito e tutti gli spazi di gestione disponibili nel “carnet” di clientele della Provincia, sono già pronti a sostenere massicciamente Angelino Alfano. Ma le cose cambiano e con i magistrati della Procura di Salerno impegnati a capire chi e come abbia pagato lo spropositato tesseramento del Pdl, sarà complicato suscitare identici “entusiasmi” per le primarie. E che la stella del carabiniere Edmondo Cirielli sia sempre meno luminosa e che soprattutto faccia fatica ad essere indicata come la “luce” da seguire, è confermato dall’addio al Pdl Anna Ferrazzano, l’avvocato che lo stesso Cirielli aveva “sacrificato” sull’altare della sfida impossibile a Vincenzo De Luca nella corsa a sindaco. Dopo le elezioni Cirielli ha trovato il modo di trasformare il sacrificio in “occasione offerta alla Ferrazzano” che si è ritrovata senza più il ruolo di vicepresidente della Provincia e di fatto delegittimata anche nel gruppo consiliare al Comune. Ieri si è consumato l’ultimo atto. Anna Ferrazzano ha lasciato il Pdl e si è dichiarata indipendente. “La destra moderata con la quale avevo ritenuto di dovermi impegnare anche nella difficile candidatura a sindaco di Salerno, non è questa guidata da Cirielli e dai suoi più diretti collaboratori”. Un modo signorile per dire che l’aria nel Pdl si è fatta praticamente irrespirabile per chiunque metta in discussione i criteri adottati da Cirielli che tanto per non smentirsi ha lasciato la presidenza della Provincia facendosi sfiduciare dalla sua stessa maggioranza. Un modo per salvare la “gestione” della Provincia per interposta persona e tornare in Parlamento. Non male per chi si era presentato e rappresentato come il grande moralizzatore. E naturalmente Cirielli sta con Alfano che forse non sa che Cirielli, in cambio di un sostegno senza se e senza ma, gli presenterà un conto salato: una lista di fedelissimi da candidare a Camera e Senato. Non mancherà qualche indagato ma naturalmente anche in questo caso Alfano avrà pronta la deroga per “accertata persecuzione giudiziaria”. Giammai scaricare gli amici…
Ma non è il caso di agitarsi. Il sipario sta già calando. Basta portare pazienza.

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